martedì 24 giugno 2014

L'impossibile successo di un blog scientifico

Tratto da uno articolo comparso su "Scienzainrete" il 21 giugno, 2014, che l'ha ripreso da "Scienza § società" -Open Scienza Open Data-. Autore Emiliano Bruner. Titolo "La neurogenesi di Gaia: scienza e informazione digitale". Molto interessante di questo scritto è, in particolare, la questione del rapporto tra conoscenza e informazione nell'era di Internet.

L'autore entra direttamente nel merito quando scrive: "A livello generale e trasversale, uno dei problemi principali è che si sta confondendo "informazione" e "conoscenza". Internet ci offre soprattutto informazione che richiede un processo lento di filtro, integrazione e strutturazione per poter diventare "conoscenza". Il processo di download di informazione è rapido, quasi istantaneo. Il processo di trasformazione in conoscenza è invece lento e richiede uno sforzo e una dedicazione molto più complessa. E' inevitabile che, se si scarica informazione e si pensa di aver scaricato conoscenza (e questo succede soprattutto nelle generazioni più giovani), i rischi e i problemi possono essere davvero seri generando menti con relazioni cognitiva troppo lineari e una capacità di gestione in continua diminuzione e impoverimento".

La questione è ben impostata e ci trova in sintonia. Soprattutto quando l'autore scrive: "A livello più specifico, nella divulgazione (e soprattutto nella divulgazione scientifica che richiede standard più complessi e di altri campi), il rischio di questa trasformazione è di confondere il concetto di "formazione" con quello di "intrattenimento"." Il primo concetto riguarda valori più alti della media, mentre il secondo riguarda il settore di mercato e dei flussi economici, precisa Bruner, il quale giustamente sottolinea: "Per intrattenere bisogna richiamare quanta più gente possibile e, per far questo, bisogna offrire qualcosa che sia accettato senza problemi da quanta più gente possibile: per intrattenere bisogna offrire qualcosa che sta più in basso della media".

Insomma, una cosa è un pubblico che cerca "formazione", altra cosa è quello che vuole essere intrattenuto come cliente... L'autore nota la seguente negativa conseguenza: "Il risultato di una impropria gestione tra formazione e intrattenimento (spesso evidente nel giornalismo scientifico come nelle strutture dei musei o nei contenuti dei corsi universitari) è un disequilibrio tra i due obiettivi, dove la costante ricerca di pubblico spinge gli operatori a offrire livelli culturali sempre più elementari, impoverendo a ogni iterazione le capacità analitiche dei loro clienti".

E' interessante a questo punto il riferimento a un autore originale che ha teorizzato sulla "stupidità" umana, "Carlo Cipolla, economista e storico italiano a Berkeley", che nel suo saggio "Allegro ma non troppo", in una sua personale analisi stabilì quattro quadranti, rispettivamente contenenti "strumenti che offrono poca ma buona informazione, molta buona informazione, molta ma cattiva informazione, poca e cattiva informazione. Sempre come esercizio di stile -aggiunge Bruner- possiamo pensare a dove andrebbero a finire in questo spazio strumenti attuali come i blog, e i forum, o le reti sociali".

Un primo risultato stabilito è che "In ambito scientifico i blog sono esempi relativamente rari e generalmente ancora pionieri, spesso con vita breve". Nel complesso, blog e forum hanno un successo molto limitato. Del resto, può confermarlo anche l'esperienza di chi scrive, sia riguardo ai risultati del suo blog sia riguardo alla sua ricerca di blog interessanti dal punto di vista dell'"informazione". Domina su tutti la forma dell'intrattenimento, spesso anche stucchevole, soprattutto nel momento dei commenti degli ospiti che si presentano o anonimi o nascosti dietro nikname.

Molto interessante è la seguente indagine psico-sociologica sulla scarsa rispondenza degli utenti ai blog culturali: "Quando si chiedono agli stessi utenti le ragioni di questa rinuncia, ci si sente dire generalmente che uno non ha tempo (anche se poi magari la stessa persona ha passato alcune ore sulle reti sociali), che non se ne conosce il funzionamento (che alla fine è lo stesso delle reti sociali in termini di apprendimento tecnico), che si ha vergogna di poter scrivere commenti stupidi (ma continuando poi a pubblicare sulle reti sociali contenuti di dubbio gusto) o che non si vuole rivelare il proprio pensiero (mettendo invece a nudo nelle reti sociali tutte le proprie intimità, senza remore e con poche cautele)."

"E' interessante notare che, con tutte le eccezioni, spesso blog che hanno un certo successo sono organizzati secondo lo schema delle reti sociali ovvero si basano su brevi informazioni superficiali e generali, con dinamiche di interazione molto lineari". Bruner ricorda qui che anche i forum sono disertati dagli studenti, e perciò si riducono spesso solo a funzioni amministrative, come la decisione della data d'esame. Al contrario "Le reti sociali in cambio stanno avendo un successo indiscusso. Le nuove generazioni organizzano la loro vita dietro avatar e nickname, dove la realtà viene filtrata con colori adeguati e una selezione appropriata delle informazioni che porta a presentare la propria esistenza, più che per come è, per come vorrebbe essere".

Dunque, un rifiuto della propria realtà personale che non significa rifiuto dell'io, ma rifiuto di un determinato io, il proprio, che accresce, ad avviso di chi scrive, l'egocentrismo odierno. Comunque Bruner sottolinea per i giovani che "Non possiamo non pensare che questa riduzione drastica nella complessità dell'informazione e questa edulcorazione costante della propria vita non avranno conseguenze nel plasmare le menti e le capacità cognitiva delle nuove generazioni".

Una cosa sembra certa a chi scrive: la mancanza di volontà e di desiderio di affrontare questioni complesse, per la convinzione che tutto sia banalmente immediato e superficiale, sarà sempre più una peculiarità delle nuove generazioni, in ciò favorite dai nuovi strumenti informatici, ai quali anche quelli vecchi come radio, televisione e giornali tendono ad assomigliare semplicemente per sopravvivere.

Per Bruner oggi il successo si misura in "like". "Mai come oggi la complessità delle relazioni tra università e studenti, tra giornalisti e lettori, tra musei e visitatori, tra autori e riviste, si sta omogeneizzando in un solo tipo di relazione: quella del cliente. E il cliente, lo sappiamo, ha sempre ragione. Deve poter trovare quello che si aspetta e bisogna offrirgli esattamente quello che si aspetta, senza rischiare di innervosirlo troppo per non perdere entrate . Il successo si misura in "like" e in numero di contatti, confondendo quantità con qualità e non arrivando quindi a garantire quel processo di "formazione" capace di guidare le masse e non seguirle. Adottare una strategia di quantità in un mondo dove le esche più appetibili sono il sesso e il calcio può portare a scelte che, se non vengono controllate con la dovuta attenzione, possono davvero degradare i livelli di comunicazione e di divulgazione oltre una soglia di sicurezza, che poi risulterà molto difficile recuperare".

L'autore di questo blog ricorda, comunque, che l'inizio è stato la società del Truman show; perciò, la questione sociale relativa ai giovani e alla loro formazione non è un vero problema: è la società del capitalismo senescente il vero problema: tutto il resto sono solo conseguenze. La senescenza del capitalismo non poteva certo favorire una crescita della formazione teorica scientifica e della coscienza giovanile. Perciò nel futuro possiamo attenderci di tutto.

La parte finale dell'articolo dal titolo "Estendere la mente", che prende in considerazione il cervello è meno interessante perché fa riferimento a "Gaia", all'ideologia della Terra intesa come organismo, nel suo complesso, vivente e che perciò va salvaguardato (I neuroni dei cervelli della specie umana sarebbero, da questo punto di vista, i neuroni di Gaia, intesa come corpaccione terrestre la cui coscienza sarebbe data dai nostri neuroni (sic!)). Così chiudo con quest'unica sciocchezza di Bruner: "Internet ha generato una esplosione nel numero e nella velocità di contatto dei "neuroni" di Gaia, una rivoluzione funzionale importante nel sistema nervoso del pianeta (sic!)". Purtroppo, quando la metafore sono portate a un limite estremo, quello della loro coincidenza con la realtà naturale, possono rimbecillire anche persone intelligenti.

-------

Post Scriptum.  "Ma fateme 'nu piacere!" Questa è l'espressione più adeguata a commenti personalistici, prevenuti e volutamente attabrighe, anche perchè viene da uno, per il quale si è realizzato il detto: "vedi Napoli e poi muori". Ho visto Napoli e sono morto... come attivista, per rinascere come studioso. E come studioso, per puro caso, ho colto il punto fondamentale, il nesso dialettico caso-necessità. Così è andata, contro la volontà di tutti, persino della mia. Ma la frittata è fatta e tocca mangiarla. Però, per cucinare questa frittata, quanto studio! Quanti libri! Quanti estratti, appunti e belle copie! Quanta fatica e quanta miseria trentennale! Chi può pretendere maggiore umiltà di questa? E non è sufficiente umiltà mostrare indifferenza alla sorte della propria opera, elargirla a piene mani in un blog aperto a tutti? "Ma fateme 'nu piacere!" 

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...