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sabato 21 settembre 2019

L'attuale confusione della politica italiana

Devo ammetterlo, da tempo, la politica nazionale italiana non attira più il mio interesse, anche se, attualmente, sta facendo di tutto per attirare l'attenzione, persino, dei più noncuranti. Però, nel frattempo, mi sono ritrovato tra le mani il libro di Valerio Castronovo dal titolo "L'anomalia italiana" (Maggio 2018), e mi è preso il ghiribizzzo di confrontare le sue tesi con gli avvenimenti attuali: soprattutto, con l'ultima mossa di Matteo Renzi o, piuttosto, dovrei dire con la sua ultima serie di mosse, poste in atto allo scopo di condizionare l'attuale politica italiana che ondeggia a destra e a manca.

Partiamo dal capitolo 31, dal titolo "Di nuovo in alto mare". Per non  farla troppo lunga riportiamo, soltanto, questo passo molto significativo, anche per il tempo attuale, dove si è riproposto in altra forma il desiderio renziano di "comandare" sulla politica italiana: "L'idea che Renzi mirasse... ad acquistare un ruolo nell'ambito della sinistra e nelle file  assolutamente preminente, da "uomo solo al comando", era valsa a coalizzare contro di lui sia gli oppositori del centro destra (...) sia quanti, nell'ambito della sinistra e nelle file dello stesso Pd, dissentivano dai suoi orientamenti, in quanto considerati unilaterali e tendenti a soverchiare le minoranze interne.

sabato 1 dicembre 2018

"La morte della verità. La menzogna nell'era di Trump"

Questo è il titolo del recente libro  di Michico Kakutani una giornalista che da trent'anni scrive sulle colonne del NeW York Times. Quella che segue è la presentazione del suo libro:

"Mentre per più di trent’anni decideva sulle colonne del New York Times le sorti di autori del calibro di Ian McEwan, Jonathan Franzen, Norman Mailer, Michiko Kakutani non ha mai smesso di riflettere sul concetto di verità.

Che valore ha la certezza dei fatti in una società in cui le teorie complottiste imperano, le ideologie risorgono, l’attendibilità della ricerca scientifica è continuamente messa in discussione, le fake news dilagano ovunque? E in una politica in cui il voto di milioni di americani ha portato alla Casa Bianca un presidente con una cronica e riconosciuta abitudine alla menzogna?

mercoledì 25 giugno 2014

La scienza in balia del caso e dell'imprevista necessità

Steven Levitt è il tipico rappresentante di una scienza in balia del caos. Nel titolo del suo libro troviamo un ossimoro "Il calcolo dell'incalcolabile". Ma il giovanotto ha scoperto, giustamente, che non si può fare affidamento sul rapporto di causa-effetto applicato ai singoli individui, eventi ecc. Perciò, ne ha conseguito correttamente che rilevante è il calcolo statistico sui complessi di individui ed eventi. Ma poi si è fermato qui, non sapendo che farsene, per i suoi scopi, della teoria. 

Così, un'impostazione che poteva essere giusta se fosse stata sviluppata e applicata alle grandi questioni complessive delle scienze è stata sprecata per seguire minuzie e per insegnare ai singoli d'essere meno ingenui e più scettici. Di conseguenza, nel suo libro, troviamo soltanto delle applicazioni statistiche di breve momento su pochi e irrilevanti esempi che, riguardando però la vita di tutti i giorni, si guadagnano il facile gradimento dei lettori. Ma c'è un'eccezione: un'osservazione molto interessante che mostra come spesso sia sufficiente un caso apparentemente banale per rovesciarsi in una rilevante conseguenza ciecamente necessaria. Si tratta del calo imprevisto della delinquenza giovanile in America che ha smentito la  previsione di una crescita inarrestabile con conseguenti "bagni di sangue".

sabato 20 aprile 2013

Che tristezza! Non se lo meritava! Chi? L'uomo o il partito?

Questa mattina su Repubblica.it si poteva leggere: "Poco prima, nella riunione con lo stato maggiore, (Bersani) era stato tranchant: "Mi sono rotto i coglioni". Sulle ceneri della candidatura bruciata di Romano Prodi, si chiude la parabola dell'uomo di Bettola alla guida del Partito democratico dall'ottobre del 2009. Anche Rosy Bindi si è dimessa dalla carica di presidente, battendolo sul tempo di pochi minuti. Finisce la corsa di un gruppo dirigente mentre rimane in altissimo mare la scelta sul nuovo capo dello Stato. "È l'esplosione del Pd", commenta impietrito Ricky Levi, il braccio destro di Romano Prodi che ha presidiato ieri il Transatlantico. Muove appena le labbra. "Che tristezza per Romano. Non se lo meritava". "

Perché riportiamo questo brano? Perché vi è sintetizzato un metodo della politica che non vuole rinunciare a cedere le armi, nonostante i tempi nuovi. E' il metodo del primato dell'individuo sul collettivo politico, sul partito, metodo sopra espresso con un'ingenuità che fa cadere le braccia. Pensate un pò, di fronte all'esplosione di un intero partito, Levi si preoccupa della tristezza del proprio capo: "Non se lo meritava": che cosa non si meritava? Di aver perso il  partito (collettivo)? O di aver perso la sua occasione (individuale): diventare Presidente della Repubblica, coronando una lunga carriera istituzionale a livello italiano ed europeo?

Il parlamento italiano non comprende Grillo ma neppure Francesco, figurarsi Renzi!

Ciò che sta accadendo in parlamento ha più del drammatico o del tragicomico? Del resto, questa è o non è la tanta decantata (in passato) società dello spettacolo?  Si potrebbe anche dire: era ora che a gestire un pò di società dello spettacolo ci fosse un capo comico, dopo che a fallire è stato un "padrone delle ferriere" del momento, ossia un padrone delle televisioni, produttrici di spettacoli, alias spot, alias Truman show, alias shopper da avviare ai grandi magazzini, alias credito (usurario) al consumo, ecc. ecc. Ma oggi tutto questo sta franando, a cominciare dalla fine: dal credito al consumo nei grandi magazzini, per continuare con i Truman, orfani della società del benessere.

La frana della società dello spettacolo o del "truman show per lo shopping" si porta via tutta la ricchezza del passato. Ciò che simbolicamente è stato ben rappresentato e rapidamente risolto dalla più antica (e più rapida ad adeguarsi) istituzione umana: la Chiesa cattolica, che ha subito trovato non solo la soluzione ma anche la sua più precisa e sintetica rappresentazione in un piccolo nome: Francesco. C'era un modo più chiaro e più semplice  per dire che si stavano avvicinando tempi grami?

lunedì 1 aprile 2013

Giù il cappello e più rispetto per l'intelligenza umana!

Per usare un linguaggio chiaro e immediato, le grandi forze della natura, della società e della storia non possono essere giudicate secondo i criteri delle piccole cose, tanto cari agli individui egocentrici. Così, quando si tratta di processi ciclopici che sconquassano natura, società e storia, occorrerebbe dimenticare il proprio ego e quelle piccolezze individuali che si trovano, oggi, tanto a loro agio nei cinguettii dei twitter e nei commenti sui blog.

Di fronte ai grandiosi movimenti economici, politici e religiosi dei continenti, giù il cappello e più rispetto per l'intelligenza umana! Se è vero che nessuno può prevedere le singole mosse, nel grande scacchiere del mondo della specie umana, è anche vero che tutti possono comprendere quanto si è andati e si continua ad andare oltre l'incoscienza.

Possibilità e realtà: Ferraris e Veca

Su "la Repubblica" del 21 marzo 2013, i due filosofi, Ferraris e Veca, "dibattono" astrattamente su "realtà" e "possibilità", senza chiarire né l'uno né l'altro concetto e neppure il loro reciproco rapporto: ad esempio, che mentre la sfera del possibile è ampia, la sfera del reale è ristretta

I filosofi che si dilettano a parlare genericamente di possibilità e di realtà compiono delle astrazioni pure, vuote, le quali, poi, devono essere reincarnate in qualche modo: ad esempio, per Ferraris, può essere il detto di Bismark: la politica è "l'arte del possibile", mentre subito dopo Veca può pretendere da Musil "una risposta alla faccenda complicata della contrapposizione o della semplice distinzione fra realtà e possibilità".

Chi ha scritto il titolo dell'articolo, del resto, ha dimostrato di non aver affatto compreso su che cosa i due filosofi discutessero. Infatti, il titolo recita "Dialogo filosofico sui migliori dei mondi impossibili", rovesciamento in negativo del "migliore dei mondi possibili" di Leibniz. Ma tra Ferraris e Veca poco si parla di mondi, e neppure di dialogo si tratta. Assistiamo, invece, a due monologhi che s'incrociano, senza chiarire nulla, attorno all'astratta "possibilità" e all'astratta "realtà".

domenica 31 marzo 2013

Nell'epoca degli stati continentali le doppie elezioni italiane non cambieranno certo le sorti del mondo

In Italia, due continuano ad essere gli "argomenti del giorno" dall'inizio del 2013: le elezioni parlamentari italiane, compresi i successivi risultati, e, quasi in concomitanza, le elezioni di un nuovo Pontefice per sostituire il precedente, dimissionario. Eppure, gli argomenti avrebbero dovuto e dovrebbero essere almeno tre, con il terzo che, per importanza mondiale, sovrasta gli altri due: si tratta della recente volontà espressa dal presidente americano, il democratico Obama, di puntare sul "libero scambio USA-UE".

Come abbiamo spesso ripetuto in precedenti post, nell'era della globalizzazione, ossia nell'era del capitalismo senescente, gli Stati nazionali contano poco, a meno che non abbiano confini "continentali": contano, infatti, soltanto gli Stati di dimensioni continentali. Perciò di fronte alla crescente potenza economica dell'Asia e dei due giganti demografici Cina e India, gli USA, per correre ai ripari, si  rivolgono a una Europa che da tempo cerca di forgiare, con molte difficoltà, un'unione continentale, ovvero, una UE consolidata in una sovrastruttura statale che sia nella sostanza, anche se non nella forma, una specie di Stati Uniti d'Europa.

Perché il grottesco si è impossessato dell'Italia elettorale?

L'aspetto più grottesco della attuale tornata elettorale italiana è stato l'ansimare scomposto di "poteri forti" che sono realmente deboli perché non riescono a ottenere ciò che vogliono, mentre cercano impossibili spiegazioni alla propria impotenza che neppure i loro principali strumenti di riferimento, stampa, televisione e social network, riescono a fornire.

La vera nota dolente è che non riescono a determinare risultati voluti, e molto se ne dispiaciono, ma, non potendo farci nulla, continuano a fare quello che hanno sempre fatto sotto l'occhio indiscreto degli strumenti mediatici.

sabato 30 marzo 2013

Venti anni sono trascorsi...

durante i quali l'autore di questo blog ha vissuto studiando un migliaio di libri, riflettendo e creando una nuova teoria elaborata in 10 volumi per complessive 3000 pagine.

Nel frattempo, dopo la ventennale fatica, spesa in condizioni mai socialmente ed economicamente facilitate, l'autore sta entrando nel suo settantesimo anno, un'età che rende estranei alla paziente sopportazione della stupidità del mondo.

domenica 3 marzo 2013

E' un clown il vincitore della politica spettacolo, ma...

Per decenni la "società dello spettacolo" ha spettacolarizzato la politica: non si contano gli spettacoli che, nel frattempo, ogni rete televisiva ha creato per la politica, senza che i politici stessi si rendessero conto di essere ridotti al ruolo di servitori dello shopping, schiavi degli spot che letteralmente li ammutolivano.

E adesso ci si stupisce che non solo un uomo di spettacolo, ma persino un clown, abbia letteralmente vinto togliendo ogni potere alla politica parlamentare? Ma potevano i politici, assoggettati allo spettacolarismo della politica, mantenere quella dignità che, ad esempio, ostinatamente un capo di partito pretendeva per sé, pur afferrando metaforicamente spazzole per non pettinare i capelli delle bambole o per non smacchiare i giaguari?

Costretti a giocare con le regole dello spettacolo televisivo, i politici parlamentari hanno maldestramente maneggiato i suoi caustici strumenti corrodendo la propria immagine, mentre un clown del mestiere poteva maneggiare continuamente i carboni ardenti anche della più corrosiva delle satire, fino all'insulto più impietoso, senza scottarsi neppure un pò, anzi "riscaldando" i suoi futuri elettori (stando però fuori dalla politica spettacolo televisiva). 

martedì 26 febbraio 2013

Risultati elettorali 2013: e adesso chi dirige o comanda?

Se per un momento facciamo mente locale sul fatto che Bruno Vespa, commentando i risultati elettorali con i direttori delle varie testate editoriali, nella trasmissione "Porta a porta", dove si era appena stabilito che questi risultati rappresentavano lo scenario peggiore che ci si poteva aspettare per l'Italia (parole di Antonio Polito, approvate da tutti), abbia dovuto interrompere tutti per dire: "adesso due minuti di pubblicità e poi riprendiamo", come dovremmo rispondere alla domanda espressa nel titolo?

Il fatto è che, apparente paradosso, sulla democratica politica parlamentare comanda il commercio, lo shopping, perché, in realtà, lo "scenario peggiore" dell'Italia e dell'Europa è il crollo dello shopping e la drastica riduzione del ceto medio, degli shopper. Questo crollo risolve, permettendo di comprenderlo, un risultato elettorale, mentre il risultato elettorale, di per sé, non può risolvere il crollo del ceto medio e degli shopper dell'Italia e dell'Occidente.

mercoledì 12 dicembre 2012

Non andare ultra crepidam

Il computer, che ha permesso a tutti di twittare, di fare commenti, di aprire blog, di partecipare ai forum, ecc., ha anche permesso ai "ciabattini" (esperti nella propria professione) di parlare a vanvera in tutti i campi nei quali sono inesperti. Con questo, chi scrive non vuole affatto mettere bavagli o impedimenti di sorta, neppure in linea di principio. Tutti possono dire e fare ciò che vogliono. C'è però da chiarire almeno questo:

1) se ciò di cui si parla non ci è sufficientemente noto, per non aver avuto il tempo di studiarlo a fondo, allora le nostre parole, per quanto ci appaiano sensate, avranno scarso valore;  purtroppo, il ciabattino (bravo nel suo lavoro) spesso si dimentica di non andare oltre la scarpa;

martedì 13 dicembre 2011

Il futuro della conoscenza: una possibilità in attesa di essere realizzata, se mai lo sarà

L'autore di questo blog può intervenire in diversi campi della conoscenza umana perché, dal 1993, ha prodotto una serie di volumi, dai quali ogni volta pesca paragrafi che non invecchiano mai, quali ad esempio quelli relativi alla storia della teoria della conoscenza, per fare un solo esempio. Si potrebbe dire che il  passato della conoscenza è una necessità comunque garantita, sia nei suoi errori che nelle sue verità.

Ma, per poter eseguire nuovi approfondimenti suggeriti da nuove letture e nuovi studi, e tradurli in sintesi degne di essere pubblicate o postate, i diversi campi della conoscenza, nel presente, si fanno concorrenza nella testa dell'autore, perché tutti ugualmente attraenti ma non tutti fronteggiabili in contemporanea. E' così che da tempo due ponderosi trattati di biologia molecolare e cellulare, per ora soltanto compulsati, aspettano pazientemente d'essere ripresi in considerazione: sono in lista di attesa, dopo essere stati messi da parte assieme a un centinaio di pagine manoscritte estratte. Si potrebbe dire che il futuro della conoscenza è solo una possibilità che attende di essere realizzata, se mai lo sarà.

martedì 29 novembre 2011

Le smorfie di Merkozy e la mestizia di Monti nella crisi dell'euro

Difficile giustificare i sacrifici nascondendo per pudore la realtà

C'è un evidente pudore espresso nel nascondere la realtà quando si giustificano le difficoltà italiane ed europee come problemi solo o principalmente interni: un esempio per tutti, quello relativo alle motivazioni dei sacrifici da imporre ai cittadini europei, anche se in misura diversa a seconda della "regione" in cui hanno la ventura di risiedere, Italia o Grecia, Germania o Francia, ecc. Perché, invece, non si  dichiara apertamente la verità: che si tratta di sacrifici imposti dalla decadenza dell'Occidente a fronte dell'ascesa dell'Oriente?

Chi segue questo blog avrà forse avuto modo di leggere alcuni post, sotto l'etichetta "Storia e società della globalizzazione", che hanno cercato di spiegare come lo sviluppo asiatico, e cinese in particolare, abbia permesso l'acquisizione di grosse quote di shopping, sottratte agli Stati Uniti e agli Stati europei avanzati. In altre parole, l'Oriente vede crescere rapidamente la sua quota di shopper (il vecchio ceto medio), mentre l'Occidente lo vede decrescere.

martedì 15 novembre 2011

Mario Monti, il futuro dell'Italia e della UE

Il primo giorno del suo mandato esplorativo, Monti ha dovuto fare i conti con le pretestuosità della politica parlamentare italiana che caratterizza i partiti come serbatoi di interessi vitali. Dunque, ha dovuto sorbirsi le rispettive reticenze, dettate da interessi di partito, da interessi elettorali.

E' come se il cervello della politica italiana fosse dominato da schizofrenia. Una parte vede il pericolo del default: la rovina dell'Italia che non distinguerebbe tra destra, sinistra e corredo di partitini amici o avversari. L'altra parte vede solo le elezioni, arrivare alle quali in vantaggio è un imperativo assoluto: così il Pdl le pensa tutte pur di recuperare il "default" del suo presidente, il Pd le pensa tutte pur di non perdere l'immaginario vantaggio della resa di un presidente del consiglio, privato della carica e di ogni prestigio; la lega torna semplicemente all'opposizione per riacquistare le simpatie dei suoi, perdute come partito di governo; e tutti gli altri partitini si aggirano nei rami del parlamento con il bilancino in mano per misurare piccoli spostamenti dei pesi elettorali.

domenica 13 novembre 2011

4) Globalizzazione e crisi

Conclusioni sull'era della turbolenza

(Continuazione) Le motivazione che spinsero il presidente della Fed ad alzare i tassi, a suo dire, sono varie e non manca neppure quella dell'"atterraggio morbido". Ma, ancora una volta, l'inatteso risultato non voluto confermò l'anarchia del capitalismo e l'imprevedibilità delle politiche monetarie: ad essere penalizzati furono i titoli NASDAQ che, da marzo a dicembre, persero il 50% del loro valore. La rivoluzione informatica tradiva così le aspettative americane di un vantaggio tecnologico fondamentale per la perpetuazione dell'egemonia USA.

Ma per comprendere le successive mosse di Washington, dopo la crisi del 2000, che prevalsero sull'interventismo monetario della Fed assoggettandolo all'interventismo petrolifero e militare, occorre considerare un altro aspetto: la previsione della scomparsa del debito pubblico e dell'accumulo di troppi anni di elevato surplus di bilancio. Questa eventualità disorientò i membri del FOMC perché, scrive Greenspan, "La nostra principale leva di politica monetaria era la compravendita di buoni del Tesoro, le cambiali dello zio Sem. Se il debito fosse diminuito, i titoli sarebbero scarseggiati, per cui avremmo dovuto cercare nuovi strumenti per agire. Per quasi un anno, i più esperti economisti e operatori della Fed avevano cercato di individuare quali altri titoli avremmo potuto comprare e vendere".

sabato 12 novembre 2011

3) Globalizzazione e crisi

L'imprevisto boom delle dot-com

(Continuazione) Riassumiamo la ricostruzione dello studio di Grenspan sul "cambiamento tecnologico epocale", come ebbe a definirlo. Dopo aver esaminato i cicli economici a partire dalla fine degli anni '40, egli si rese conto che non c'era mai stato nulla del genere: il rapido boom della tecnologia informatica stava provocando una rapida obsolescenza tecnologica, senza risparmiare colossi come AT&T, IBM. ecc., e, come conseguenza, un rinnovamento continuo delle aziende della Silicon Valley. Molti furono i fallimenti. "Bill Gates, presidente della Microsoft, distribuì un bollettino ai suoi dipendenti intitolato "Tsunami Internet", paragonando Internet all'avvento del personal computer".

Fu questo nuovo fenomeno tecnologico a diffondere la teoria della "distruzione creativa" di Schumpeter, che divenne lo slogan delle dot-com. Il confronto tra Google e General Motors è significativo: la G.M. annunciò nel 2005 di dover licenziare 30.000 dipendenti e nel contempo trasferì miliardi di dollari verso fondi per finanziare pensioni e assicurazioni dei suoi dipendenti. Questi fondi, a loro volta, investirono il capitale nei titoli più promettenti, tra cui Google, che nel frattempo stava crescendo rapidamente.

venerdì 11 novembre 2011

Nel gioco triangolare delle superpotenze continentali Mario Monti al governo dell'italia, per l'adeguamento alla nuova tendenza secolare

Quando la Ue era ancora in fieri e il marco era la moneta forte dell'Europa (stante una Germania dell'Ovest in via di unificazione, con l'acquisizione di nuova forza lavoro e nuovo mercato dalla Germania dell'Est), la Mitteleuropa faceva da potente calamita che esercitava una attrazione tale da disgregare e avvicinare a sé regioni limitrofe, appartenenti ad altri Stati: tra queste, non solo le regioni appartenenti all'Unione Sovietica, ma anche regioni come la Padania di Bossi, il quale non a caso ha rappresentato politicamente questa tendenza del Nord Italia. Era, per così dire, una tendenza decentratrice, in controtendenza rispetto alla tendenza progettata da tempo verso una Europa unita.

Non c'è quindi da stupirsi se la Lega oggi perda colpi. Non è solo una questione di politica interna che mostra un brutto momento per la coalizione berlusconiana. E' qualcosa che sovrasta i nostri confini e persino quelli della UE a 25, qualcosa per spiegare la quale l'autore di questo blog deve prima fare un passo indietro nel tempo, tornando all'epoca delle tendenze centrifughe, all'epoca della strategia USA per l'Europa, dopo il crollo dell'URSS: quella denominata "alla carte", che mostrava sufficienza verso la UE in formazione sostenendo alleanze, a seconda della propria convenienza del momento, con i neonati paesi dell'Est e con altri paesi europei.

2) Globalizzazione e crisi

Crisi del 1987 e crollo dell'URSS

(Continuazione) Ora, non solo la Fed intervenne aumentando il costo del denaro, ma di fronte allo sbandamento della borsa dovette intervenire per convincere le banche a non cessare di operare prestiti, promettendo il proprio sostegno, con la seguente dichiarazione di Greenspan: "La Federal Reserve, conformemente alle sue responsabilità di Banca centrale della nazione, afferma oggi di essere pronta a servire da fonte di liquidità per sostenere il sistema economico finanziario".

Il suo intervento si concretizzò in acquisto di titoli di Stato sul libero mercato, che ebbe l'effetto di mettere in circolazione miliardi di dollari provocando il calo dei tassi d'interesse. Con finta ingenuità, il liberista Greenspan scrive: "Prima del crollo avevamo operato una stretta sui tassi d'interesse, ma in questo momento li allentammo per tenere l'economia in movimento". Insomma, se l'economia si muove troppo in fretta viene frenata dalla Fed con un rialzo dei tassi d'interesse, e se ciò la rallenta troppo, viene tenuta in movimento con un ribasso.
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