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lunedì 9 dicembre 2019

La ricerca scientifica negli Usa: un primato mondiale tutto a stelle e strisce*

"Scienza e società" Politica della ricerca

Articolo di Pietro Greco, che, ormai, si occupa sempre meno di teoria della scienza e sempre più della pratica riguardante la ricerca scientifica, gli investimenti, i profitti e il progresso tecnologico, quest'ultimo relativo a tutti i campi dell'attività umana, dalla produzione pacifica a quella bellica.

"In attesa di sapere chi vincerà le prossime elezioni presidenziali e quale sarà, di conseguenza, la politica della ricerca, gli Stati Uniti si confermano nel 2016 il paese che, di gran lunga, investe di più al mondo in scienza e tecnologia (R&S). Alla fine di quest’anno, prevedono gli esperti della rivista R&D Magazine, che dal 1959 redige ogni anno un suo accreditato Global R&D Funding Forecast, gli investimenti americani in R&S saranno pari al 2,77% del Prodotto interno lordo (Pil) e raggiungeranno l’inedita cifra di 514 miliardi di dollari: il 3,4% in più rispetto al 2015 (il 2,0% al netto dell’inflazione).

venerdì 29 novembre 2019

L'Asia, ma ancor di più l'Eurasia, è destinata ad essere padrona del mondo

Ma c'è da chiedersi: l'America accetterà di perdere l'egemonia mondiale o cercherà  di mantenerla, anche a costo di minacce nucleari? Su "Scienzainrete" Pietro Greco ha pubblicato qualche anno fa un articolo dal titolo "L’Asia vola, anche senza le ali del Dragone cinese". "Toglietele pure la Cina e l’Asia resterà comunque una top player sulla scena mondiale della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico. Con 859 miliardi di dollari (a parità di potere di acquisto delle monete), pari al 41,8% della spesa totale mondiale, l’Asia (Cina inclusa), è di gran lunga il continente che in questo 2016 investirà di più in R&S."

domenica 24 novembre 2019

Il problema della crisi economica e finanziaria

Spunti di riflessione tratti da "EUFORIA E PANICO storia delle crisi finanziarie" 1981, di Kindleberger.

LE CRISI sono come i terremoti, singolarmente imprevedibili: si sa che capitano improvvisamente con segnali anticipatori, ma è impossibile prevederne le singole manifestazioni. Così è per la singola crisi: impossibile prevedere quando capiterà, quali danni provocherà e come evolverà nel tempo. Perciò la scienza, intesa come previsione, può fare ben poco. In questo caso "intervenire è un'arte, non una scienza".

martedì 1 ottobre 2019

L'anomalia italiana

Vediamo il capitolo conclusivo (n.35 intitolato "L'Italia nel quadro della nuova gerarchia internazionale"), tratto dal volume di Valerio Castronovo dal titolo: "L'anomalia italiana". Sottotitolo "Un profilo storico dagli anni ottanta ai giorni nostri"" (2018)

venerdì 15 febbraio 2019

Tutti contro il duetto Vespa-Berlusconi?

Vespa e Berlusconi hanno fatto spettacolo su un passato trascorso e su un presente incerto, ma alla fine Berlusconi ha regalato un pò di tempo alle questioni internazionali, che sono rilevanti ma non hanno pubblico, tanto che i commentatori le hanno completamente dimenticate. Ma i fatti sono due: o Berlusconi pensa di non avere nulla da perdere a parlare di argomenti che, in genere, rimangono nel chiuso delle stanze segrete dei potenti, oppure qualcuno gli ha dato il permesso, oppure, conoscendo il personaggio, il permesso se lo è dato da solo.

Riassumiamo, in sintesi, come stanno le cose nel campo dell'egemonia mondiale, ma soprattutto che cosa ha "svelato" Berlusconi: 1) che la Cina è la potenza che sta manifestando la maggiore potenza economica, ma anche militare, nella regione asiatica che ospita la maggior parte della specie umana; 2) che la maggiore economia mondiale è una potenza missilistica non indifferente. E non è finita qui, perche la Cina sta esprimendo un'egemonia nell'area più vasta e popolosa del pianeta, offrendosi come concorrente degli USA all'egemonia mondiale. Ma in mezzo, tra Asia e America, c'è l'Europa, che potremmo definire il dito nella piaga, perché questa regione, dalla fine della seconda guerra mondiale, è stata economicamente e politicamente sotto il protettorato USA e separata per decenni da una Russia "comunista".

mercoledì 31 gennaio 2018

A proposito di elezioni parlamentari: un vecchio scritto

In Italia, due continuano ad essere gli "argomenti del giorno" dall'inizio del 2013: le elezioni parlamentari italiane, compresi i successivi risultati, e, quasi in concomitanza, le elezioni di un nuovo Pontefice per sostituire il precedente, dimissionario. Eppure, gli argomenti avrebbero dovuto e dovrebbero essere almeno tre, con il terzo che, per importanza mondiale, sovrasta gli altri due: si tratta della recente volontà espressa dal presidente americano, il democratico Obama, di puntare sul "libero scambio USA-UE".

Come abbiamo spesso ripetuto in precedenti post, nell'era della globalizzazione, ossia nell'era del capitalismo senescente, gli Stati nazionali contano poco, a meno che non abbiano confini "continentali": contano, infatti, soltanto gli Stati di dimensioni continentali. Perciò di fronte alla crescente potenza economica dell'Asia e dei due giganti demografici Cina e India, gli USA, per correre ai ripari, si  rivolgono a una Europa che da tempo cerca di forgiare, con molte difficoltà, un'unione continentale, ovvero, una UE consolidata in una sovrastruttura statale che sia nella sostanza, anche se non nella forma, una specie di Stati Uniti d'Europa.

martedì 23 gennaio 2018

L'illusoria soluzione costituzionalista: un breve schizzo

Nella "Ideologia tedesca" Marx ha fatto un'affermazione molto netta: "Non c'è storia della politica, del diritto, della scienza ecc. dell'arte, della religione ecc.". Intendeva con ciò chiarire che tutte le attività umane non economiche, che appartengono alla sovrastruttura della società, non hanno una evoluzione indipendente, fondata su se stessa, ma la loro evoluzione dipende, è condizionata, dall'evoluzione dei processi economici.

Ha poi, anche, osservato riguardo ai giuristi, politici, moralisti e religiosi: "ognuno ritiene che il suo mestiere sia quello vero. Sul nesso che unisce il loro mestiere alla realtà, tanto più necessariamente si fanno illusioni perché ciò è già condizionato dalla natura del mestiere stesso". "Il giudice, p.es. applica il codice, e quindi per lui la legislazione è il vero motore attivo". E ciò vale anche per i costituzionalisti e per la storia delle costituzioni.

sabato 20 gennaio 2018

Torniamo alla nostra epoca

E' tanto difficile comprendere che rispetto al tempo di Marx ed Engels e rispetto al tempo di Lenin sono trascorse ben due guerre mondiali e due riprese postbelliche che hanno dato luogo a uno  sviluppo tecnologico scientifico, in assoluto, senza precedenti?

La prima e la seconda guerra mondiale hanno lasciato un segno indelebile, anche se mascherato dall'illusione democratica: il segno di un capitalismo maturato fino alla sua naturale senescenza, per la cui sopravvivenza le organizzazioni internazionali e le superpotenze quali gli Usa, la Cina  e la Ue si danno un gran daffare, anche se contro la senescenza del capitalismo c'è poco da fare, perché, pur essendo imprevedibile nelle sue conseguenze, è inevitabile.

lunedì 1 maggio 2017

La concezione dialettica caso (singolo) - necessità (complesso)

La principale tesi di questo blog sostiene che solo la concezione dialettica, la quale parte dal caso relativo ai singoli elementi di un complesso che si rovescia nel suo opposto, nella necessità relativa al complesso stesso, è in grado di riflettere la reale evoluzione della materia. Ogni altro modo di concepire la connessione tra i quattro termini, singolo, complesso, caso, necessità, rappresenta un errore. Vedremo subito che, finora, nella storia del pensiero, nessuna combinazione tra di essi è stata trascurata, eccetto quella corretta.

1) La prima concezione, la più remota nel tempo, è quella che si è sbarazzata del caso riuscendo a concepire soltanto la necessità. Essa si è affermata fin dall'antichità nella forma della connessione di causa-effetto. Nella sua forma riduzionistica, essa parte dalla necessità relativa ai singoli costituenti e s'illude di poter determinare, come conseguenza, la necessità del complesso concepito come composto o meccanismo. Questa è la forma deterministica riduzionistica che, nella sua veste moderna, risale a Cartesio.

2) L'opposto del riduzionismo, all'interno del determinismo, è sorto in epoca molto più recente, assumendo il nome di olismo, concezione questa che parte dalla necessità relativa ai complessi, intesi ciascuno come un tutto: come un'organizzazione responsabile della necessità dei singoli elementi concepiti come parti del tutto.

domenica 4 dicembre 2016

Scalfari e la società globale in occasione del referendum italiano

Per tenermi aggiornato, senza dover perdere troppo tempo con quotidiani e riviste on line, seguo, ormai da diversi anni, gli editoriali domenicali di Eugenio Scalfari, convinto che, anche quando non sono d'accordo, acquisisco informazioni rilevanti sulla politica italiana, europea e internazionale o trovo considerazioni importanti tralasciate dall'autore.

In occasione del referendum italiano gli stimoli sono stati diversi. In ordine la "crisi epocale che ha colpito perfino l'America con la vittoria di Donald Trump e che colpisce in modo particolare l'Europa (e l'Italia), un continente che stenta terribilmente a unificarsi". In questo modo Scalfari è certamente consapevole di tranquillizzare l'egemonia USA, alludendo con il termine di disfacimento all'Italia e all'intera Europa, termine che dovrebbe essere una carezza per le orecchie della governance Trump.

domenica 27 novembre 2016

L'egemonia mondiale è ormai una faccenda di continenti

"L'indagine sulla "Globalizzazione"* ha tentato di stabilire i fondamenti della fase senescente del capitalismo che nulla hanno a che vedere né con la volontà dei singoli individui né con le scelte di governi, di partiti politici, organizzazioni sociali, ecc., né con le scelte di organizzazioni sovranazionali e di superpotenze. Da troppo tempo economisti, sociologi e storici respingono l'indagine della necessità per osservare le molteplici manifestazioni del caso, ribattezzato con l'encomiabile nome di "pluralismo". Preferendo correre dietro al caso adulando il pluralismo, economisti, sociologi e storici dell'epoca della globalizzazione tralasciano la necessità, credendo così di poter respingere ogni obbligo nei confronti della cieca necessità complessiva a favore di una illusoria libertà individuale.

Nell'indagine svolta in questo volume è stata rovesciata questa concezione capovolta della realtà della società umana, ponendo in primo piano la necessità del processo capitalistico complessivo e delle sue conseguenze sull'intero complesso della specie umana divisa in classi, popoli, nazioni, religioni, ecc. e in due tipi di società contrapposte: quella della opulenza e quella della penuria. Abbiamo, così, potuto dimostrare che la necessità, analizzabile scientificamente, riguarda l'economia capitalistica che ha assunto il nome di "Globalizzazione", termine che pretende ringiovanire il capitalismo senescente. E', infatti, la cieca necessità della senescenza capitalistica che abbiamo indagato dimostrando che il caso, l'arbitrio, la soggettività della pratica politica (nazionale e sovranazionale) sono semplicemente conseguenze dell'impossibile teoria scientifica in campi quali la politica del marketing, la politica monetaria e bancaria, la politica energetica, la politica militare, ma ancor prima la giurisprudenza nazionale e internazionale, infine l'etica.

sabato 18 maggio 2013

Me me me generation, l'individualismo al cubo

In piena globalizzazione, a trionfare era il Truman show, ossia la massa di shopper attratti dai molteplici stili di vita, dai molteplici gusti e dalla iper creatività. Ma l'economia globale è entrata in crisi...

Facciamo un passo indietro: ogni epoca, a partire dalla società del consumismo per arrivare alla società dello spettacolo o del Truman show, ha avuto il problema di creare masse di acquirenti della produzione capitalistica, problema affidato al marketing. Abbiamo già pubblicato diversi post su questo argomento. Se il mondo non resta fermo, anche il capitalismo cambia, ed oggi, che è vecchio e senescente, ha bisogno sempre più del marketing per essere alimentato e curato. Perciò, si pone il problema di individuare nuovi mercati da sfruttare, cercando, soprattutto, i nuovi clienti nelle nuove generazioni.

Negli ultimi anni, di crisi economica, gli esperti del marketing si stanno rendendo conto, a malincuore, che la nuova tecnologia prodotta, una volta che viene acquistata, non solo raggiunge un suo limite, oltre il quale la produzione comincia a ristagnare divenendo solo produzione di sostituzione (anche se sempre più sofisticata), ma è il consumo stesso del prodotto che crea un pericoloso limite.

sabato 20 aprile 2013

Il parlamento italiano non comprende Grillo ma neppure Francesco, figurarsi Renzi!

Ciò che sta accadendo in parlamento ha più del drammatico o del tragicomico? Del resto, questa è o non è la tanta decantata (in passato) società dello spettacolo?  Si potrebbe anche dire: era ora che a gestire un pò di società dello spettacolo ci fosse un capo comico, dopo che a fallire è stato un "padrone delle ferriere" del momento, ossia un padrone delle televisioni, produttrici di spettacoli, alias spot, alias Truman show, alias shopper da avviare ai grandi magazzini, alias credito (usurario) al consumo, ecc. ecc. Ma oggi tutto questo sta franando, a cominciare dalla fine: dal credito al consumo nei grandi magazzini, per continuare con i Truman, orfani della società del benessere.

La frana della società dello spettacolo o del "truman show per lo shopping" si porta via tutta la ricchezza del passato. Ciò che simbolicamente è stato ben rappresentato e rapidamente risolto dalla più antica (e più rapida ad adeguarsi) istituzione umana: la Chiesa cattolica, che ha subito trovato non solo la soluzione ma anche la sua più precisa e sintetica rappresentazione in un piccolo nome: Francesco. C'era un modo più chiaro e più semplice  per dire che si stavano avvicinando tempi grami?

domenica 14 aprile 2013

L'incoscienza di Truman (Seconda parte)

(Continuazione) Scrive Rifkin: "Lo psicologo Robert J. Lipton ha definito questa nuova generazione "proteiforme": uomini e donne cresciuti nei common-interest development, la cui salute è gestita dal servizio sanitario, che utilizzano automobili in leasing, acquistano online, si aspettano di ottenere software gratuitamente, ma sono disposti a pagare per servizi aggiuntivi e aggiornamenti. Vivono in un mondo di stimoli sonori che durano sette secondi, sono abituati all'accesso rapido alle informazioni, hanno una soglia di attenzione labile, sono più spontanei che riflessivi. Pensano a se stessi più come a giocatori che a lavoratori e preferiscono essere considerati creativi più che industriosi. Sono cresciuti in un mondo di occupazioni Just-in-time e sono abituati a incarichi temporanei. Anzi, le loro vite, in generale, sono segnate da un grado di mobilità e di precarietà maggiore, sono meno radicate di quelle dei loro genitori. Sono più "terapeutici" che ideologici e pensano più in termini di immagini che di parole: sono meno abili nella composizione di frasi, ma superiori nella elaborazione dei dati elettronici. Sono più emotivi che analitici".

sabato 13 aprile 2013

L'incoscienza di "Truman" (Prima parte)

Indagando la società del Truman show ci imbattiamo in una contraddizione paradossale: mentre ogni individuo parte da se stesso pretendendo di vivere un'esistenza personalizzata -piena di beni materiali e immateriali fatti su misura, dominato da un immediatistico individualismo egogentrico, orientato verso i più diversi stili di vita che lo distinguano dagli altri-, tutti gli individui si trovano accomunati dalla medesima esigenza dello shopping senza limiti, che li trasforma in un unico shopper collettivo, rinchiuso dal marketing spettacolarizzato in un mondo fittizio e immaginario, dal quale nessuno può sfuggire.*

Così, il reale "comunismo dello shopping", funzionale alla sopravvivenza del capitalismo senescente, si concretizza contraddittoriamente nella esistenza di centinaia di milioni di individui che, pur vivendo nella finzione del Truman show, vengono accuditi dal marketing come da una madre che cerca di andare incontro alle diverse esigenze dei propri figli, ognuno differente dall'altro.

Truman show: la società dello spettacolo senza limiti

Il creatore della fortunata formula "Società dello spettacolo", che è anche il titolo di un suo breve saggio zeppo di aforismi, è un intellettuale francese, regista cinematografico. Guy Debord, questo il suo nome, era giunto alla paradossale conclusione che "Lo spettacolo è la principale produzione della società attuale", e che di conseguenza: "Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un'enorme accumulazione di spettacoli". In questo modo, scimmiottando Marx, egli ha sostituìto gli "spettacoli" alle merci, anticipando di un trentennio l'attuale rilevanza della produzione immateriale, denominata "industria culturale".

In particolare, Debord sottolineò la rilevanza dell'apparire nella società dello spettacolo: "La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana una evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupazione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dall'economia conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire, da cui ogni "avere" effettivo deve trovare il suo prestigio immediato e la sua funzione ultima".

venerdì 12 aprile 2013

La società del Truman show per lo shopping

Il valore d'uso della merce e la funzione del marketing

La logica che guida la nostra indagine parte dalla teoria scientifica di Marx che concepisce il modo capitalistico di produzione come processo naturale indipendente dalla volontà e dalla coscienza umana. Questo processo, che domina gli uomini mediante cieche leggi statistiche, è concepito come anarchia del capitalismo. Riguardo a questa concezione, abbiamo apportato una modifica introducendo un concetto polare dialettico che nella logica di Marx era implicito o talvolta espresso ma non generalizzato. Si tratta del concetto polare caso-necessità.
   
Poiché la dialettica caso-necessità è ampiamente sviluppata nel primo volume di Teoria della conoscenza, qui ci limitiamo a ricordare che il processo naturale capitalistico, come qualsiasi altro processo naturale, è guidato da questa dialettica che si manifesta in maniera ciecamente necessaria, mediante leggi statistiche che valgono soltanto per i complessi. La cieca necessità che ne deriva è completamente indipendente dagli uomini e li domina, appunto come, cieca necessità naturale.

mercoledì 3 aprile 2013

Prossima pubblicazione: una dozzina di post fondamentali per la storia umana

Si tratta di post impegnativi, nel senso della loro importanza storica generale, riguardante l'intera specie umana. Saranno divisi in due serie, la prima relativa al passato remoto, la seconda relativa al passato prossimo

I) In riferimento alla prima serie, affronteremo il discorso della missione storica della specie umana, intendendo per missione non qualcosa di mistico o religioso, ma nel senso dello sviluppo concreto della mente e della coscienza umana complessiva che il periodo storico dello sviluppo capitalistico della scienza teorica e della tecnologia avrebbe potuto permettere.

II) In riferimento alla seconda serie, ci occuperemo delle deludenti prestazioni della scienza teorica e della coscienza umana nella fase senescente del capitalismo giunto al suo stadio finale, fase che si trascina da decenni sulle stampelle della "società dello spettacolo" o del "Truman show".

lunedì 1 aprile 2013

Giù il cappello e più rispetto per l'intelligenza umana!

Per usare un linguaggio chiaro e immediato, le grandi forze della natura, della società e della storia non possono essere giudicate secondo i criteri delle piccole cose, tanto cari agli individui egocentrici. Così, quando si tratta di processi ciclopici che sconquassano natura, società e storia, occorrerebbe dimenticare il proprio ego e quelle piccolezze individuali che si trovano, oggi, tanto a loro agio nei cinguettii dei twitter e nei commenti sui blog.

Di fronte ai grandiosi movimenti economici, politici e religiosi dei continenti, giù il cappello e più rispetto per l'intelligenza umana! Se è vero che nessuno può prevedere le singole mosse, nel grande scacchiere del mondo della specie umana, è anche vero che tutti possono comprendere quanto si è andati e si continua ad andare oltre l'incoscienza.

Possibilità e realtà: Ferraris e Veca

Su "la Repubblica" del 21 marzo 2013, i due filosofi, Ferraris e Veca, "dibattono" astrattamente su "realtà" e "possibilità", senza chiarire né l'uno né l'altro concetto e neppure il loro reciproco rapporto: ad esempio, che mentre la sfera del possibile è ampia, la sfera del reale è ristretta

I filosofi che si dilettano a parlare genericamente di possibilità e di realtà compiono delle astrazioni pure, vuote, le quali, poi, devono essere reincarnate in qualche modo: ad esempio, per Ferraris, può essere il detto di Bismark: la politica è "l'arte del possibile", mentre subito dopo Veca può pretendere da Musil "una risposta alla faccenda complicata della contrapposizione o della semplice distinzione fra realtà e possibilità".

Chi ha scritto il titolo dell'articolo, del resto, ha dimostrato di non aver affatto compreso su che cosa i due filosofi discutessero. Infatti, il titolo recita "Dialogo filosofico sui migliori dei mondi impossibili", rovesciamento in negativo del "migliore dei mondi possibili" di Leibniz. Ma tra Ferraris e Veca poco si parla di mondi, e neppure di dialogo si tratta. Assistiamo, invece, a due monologhi che s'incrociano, senza chiarire nulla, attorno all'astratta "possibilità" e all'astratta "realtà".
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