Visualizzazione post con etichetta Un pò per celia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Un pò per celia. Mostra tutti i post

domenica 10 novembre 2019

L'insostenibile incertezza della realtà

Riguardo al recente numero di "Le scienze" del Novembre 2019 dal titolo "Verità, bugie & incertezza" si possono sottolineare le seguenti considerazioni: nell'era delle fake news o delle post-verità, chiamatele come vi pare, è uscito un numero speciale in cui si cerca di esplorare come sia possibile che viviamo tutti nello stesso mondo, ma vediamo la realtà in modi così diversi.

"La scienza fa luce sulle radici di questo fenomeno, che coinvolge ogni aspetto della nostra vita quotidiana, tanto che persino in fisica e in matematica la verità non è così lampante. E sempre più prove raccolte dalle neuroscienze indicano che le nostre percezioni non sono rappresentazioni fedeli del mondo esterno: il nostro cervello -unico per ognuno di noi- fa ipotesi sulla reltà in base ai segnali sensoriali che riceve.

Ma non c'è dubbio che devono esserci fattori specifici di questa nostra era che stanno esasperando la perdita dei punti di riferimento comuni. L'incertezza ci rende più suscettibili alle manipolazioni. Perciò capire come ci rapportiamo istintivamente con l'ignoto può aiutarci a risolvere le sfide più complesse del nostro tempo."

sabato 21 settembre 2019

L'attuale confusione della politica italiana

Devo ammetterlo, da tempo, la politica nazionale italiana non attira più il mio interesse, anche se, attualmente, sta facendo di tutto per attirare l'attenzione, persino, dei più noncuranti. Però, nel frattempo, mi sono ritrovato tra le mani il libro di Valerio Castronovo dal titolo "L'anomalia italiana" (Maggio 2018), e mi è preso il ghiribizzzo di confrontare le sue tesi con gli avvenimenti attuali: soprattutto, con l'ultima mossa di Matteo Renzi o, piuttosto, dovrei dire con la sua ultima serie di mosse, poste in atto allo scopo di condizionare l'attuale politica italiana che ondeggia a destra e a manca.

Partiamo dal capitolo 31, dal titolo "Di nuovo in alto mare". Per non  farla troppo lunga riportiamo, soltanto, questo passo molto significativo, anche per il tempo attuale, dove si è riproposto in altra forma il desiderio renziano di "comandare" sulla politica italiana: "L'idea che Renzi mirasse... ad acquistare un ruolo nell'ambito della sinistra e nelle file  assolutamente preminente, da "uomo solo al comando", era valsa a coalizzare contro di lui sia gli oppositori del centro destra (...) sia quanti, nell'ambito della sinistra e nelle file dello stesso Pd, dissentivano dai suoi orientamenti, in quanto considerati unilaterali e tendenti a soverchiare le minoranze interne.

domenica 16 dicembre 2018

"Qualcuno, che non vuole comparire, mi ha chiesto

come abbia fatto un autodidatta, da solo, a trattare una simile vastità di argomenti scientifici, ma soprattutto come abbia potuto una sola persona riuscire a controllare continuamente un così vasto campo della conoscenza.

Detto per inciso, mi è capitato, talvolta, di dimenticare d'aver non solo letto un libro, ma persino d'averne tratto una sintesi importante in senso teorico. Un esempio? Il libro di Stewart, "L'eleganza della simmetria" (2007), sottotitolo "storia della simmetria" (la cui critica mi ha permesso di scrivere ben 8 post sulla simmetria in fisica, post così risolutivi che al momento posso considerarli come le mie acquisizioni più profonde sull'argomento).

lunedì 5 novembre 2018

Commemorazione personale del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale

Sarei restio a parlarne, ma gli aspetti personali che mi spingono a farlo sono almeno due. Uno è famigliare: il fratello maggiore di mia madre si chiamava Ettore Viola che quella guerra ha combattuto guidato dalla fortuna e dall'eroismo. Come Ardito si è meritato l'unica medaglia d'oro concessa alla fanteria italiana. Inoltre, compare, come personaggio, nel romanzo autobiografico di Emingwey sulla Grande Guerra, durante la quale  passò il suo tempo tra scontri, assalti di trincee alla baionetta, ricoveri ospedalieri per le ferite ricevute. Infine, non si fece mancare neppure l'influenza spagnola, dalla quale guarì dopo una ubriacatura di champagne, portato al suo capezzale da amici commilitoni.

Ma se ne parlo è anche per un altro motivo meno eroico, però senz'altro più congeniale ai miei studi: la prima guerra mondiale mi fornì, infatti, un esempio statistico molto concreto per "visualizzare", nel lontano 1985, la mia intuizione sulla dialettica caso-necessità.

Di mio zio potrei raccontare molti aneddoti. Mi limiterò al seguente che mi riguarda da vicino. Quando la mia bella e giovane moglie partorì il nostro primogenito a Roma, mia madre prese il treno da Massa Carrara e andò a trovarla in clinica accompagnata dall'eroico fratello maggiore, ormai settantenne. Stuzzicato sul mio conto, riguardo al tempo perduto nei miei studi personali, rispose: "di Piero puoi dire quello che vuoi, ma lui un figlio è stato capace di farlo".

Insomma, con tutte le donne che l'eroico zio ha avuto nella sua lunga carriera di eroe di guerra e di seduttore, nessuna gli ha dato un figlio, neppure, in seguito, la moglie. Non sapeva che si trattava di una conseguenza dell'influenza spagnola: dalla quale era uscito salvandosi la vita, ma incapace di generarla.

Brevemente concluderò sottolineando che la prima guerra mondiale mi ha ricordato il complimento ricevuto dall'eroico zio (di complimenti da parte dei miei parenti ne ho ricevuti molto pochi, sempre per quella mia mania di studiare, invece di fare affari), ma soprattutto mi ha ricordato il colpo di genio personale che mi portò a concludere nel lontano 1985: riguardo ai singoli, è il caso che predomina, ma, riguardo ai complessi, è la cieca necessità che s'impone. Se il caso ha permesso la sopravvivenza del singolo, eroico capitano degli arditi, è la cieca necessità che si è impadronita di decine di milioni di morti prodotti da mitragliatrici, cannoni, aeroplani, carri armati, gas, bombe a mano, baionette e persino da ... un'influenza.

martedì 19 giugno 2018

Un pò per celia... alle prese con la memoria a breve

Una mattina stavo leggendo, un pò svogliato, il libro di Boncinelli, "La vita della nostra mente" (2011), ero sdraiato col corpo sollevato da due cuscini, perciò quasi seduto per poter lavorare meglio, quando, arrivato alla pag 79 sulla memoria, mi sono chiesto: ma perché sto ancora nel letto, invece di alzarmi? Data l'ora dovrei, anche, pensare alla colazione.

Vuoto mentale: insomma, non ricordavo il motivo per il quale leggevo a letto, invece di alzarmi e andare alla scrivania. Ma poi la memoria ha fatto il suo mestiere e sono scoppiato in una risata. Per capire il motivo della risata occorre una premessa.

sabato 2 giugno 2018

Un pò per celia e un pò per non morir... un bel dì vedremo...

Da un pò di tempo, quando apro il computer mi rendo conto d'essere immediatamente colpito da una vistosa contraddizione tra le prime immagini che esso mi offre di una natura meravigliosa e incontaminata e le successive immagini di una natura, e soprattutto di una umanità, contaminate da ogni sorta di malanni.

Non c'è orrore che la natura e la specie umana non mostrino, ogni giorno, a tutti, vecchi, grandi e piccini, d'ogni razza, nazionalità e religione, mediante ogni genere di mezzi di comunicazione, dalla vecchia radio alla non più giovane televisione, al moderno computer e ai telefonini. Insomma, la violenza naturale e quella artificiale, ossia, terremoti, guerre, ecc. in tutte le loro forme, da quelle singole a quelle collettive, rappresentano un orrore senza fine .

mercoledì 24 gennaio 2018

Per caso

in un giorno imprecisato di un anno abbastanza recente del secondo decennio del 2000 mi è ricapitato tra le mani il volumetto delle "Massime" di La Rochefoucauld, e aprendolo, sempre per caso, ho incontrato una massima che mi ha fatto riflettere: "L'umiltà è l'altare su cui Dio vuole che gli si offrano sacrifici".

Possiamo ampliare questa massima così: l'umiltà è l'altare su cui tutte le chiese di tutte le fedi, comprese quelle filosofiche, scientifiche, economiche e politiche, vogliono che le si offrano sacrifici.

domenica 31 dicembre 2017

Scienziati senza cervello, autori di supercazzole

Mi è capitato di leggere un articolo su "Le Scienze.it" del 1 luglio 2017, per le cui conclusioni è irrilevante citare gli autori, ma solo perché molto più rilevante è sottolineare il fatto che nessuno abbia fatto obiezioni, eccetto il blog di un autodidatta.

Per la critica di quell'articolo è sufficiente, comunque, citare il titolo e l'incipit: "Contrordine: forse non c'è un limite alla longevità umana. La durata massima della vita umana non ha un limite invalicabile, ma potrebbe continuare ad aumentare. Lo sostiene una nuova ricerca, che ha rivisto i dati usati da uno studio precedente secondo il quale 115 anni sarebbero il massimo raggiungibile, e ne contesta le conclusioni."

giovedì 24 luglio 2014

VII La stupidità secondo Wikipedia. Conclusioni

(Continuazione) Prima Wikipedia cita l'aforismo di Einstein che abbiamo già riportato: "Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità. Della prima non sono sicuro". Poi cita Carlo Maria Cipolla che, come abbiamo visto, definisce lo stupido "una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita".

Infine, considera la definizione classica di stupido "Il termine deriva (sec. XIV) dal verbo latino stùpeo, ossia "son stordito, resto attonito". Lo "stupido" è infatti colui che non sa dominare il circostante, e le situazioni, con tutti i loro fenomeni: ne resta attonito, spiazzato. L'inetto descritto da Italo Svevo è un tipico esempio di "stupido": di fronte al bivio non saprà mai che direzione imboccare".

mercoledì 23 luglio 2014

VI] Carlo Cipolla: l'unico teorico della stupidità e soltanto in campo economico

(Continuazione) Economista, allievo di Braudel, Cipolla ha preso in considerazione il "fattore" stupidità in economia. Però, sembra, che non abbia tradito l'impostazione tradizionalmente pudica sull'argomento. Pudore che si è manifestato, nella forma di divertissement, in una pubblicazione che in Italia è uscita con il titolo di "Allegro ma non troppo" (1988). Nella sua impostazione c'è il gusto del paradosso che si manifesta nel concepire gli stupidi come un gruppo non organizzato ma che riesce a operare con maggiore potenza delle lobby e delle mafie. Così come paradossali sono le sue cinque regole fondamentali della stupidità:

1) "Prima legge fondamentale: sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione". Qui il paradosso è che "ognuno di noi", come soggetto, allude a "tutti", o almeno a tutti i non stupidi che sono contrapposti a "loro", ossia a tutti gli stupidi. Dunque per Cipolla la stupidità sarebbe come un marchio di fabbrica: un carattere assoluto.

V] Impossibile definire l'intelligenza senza rivolgersi alla stupidità?

(Continuazione) Tanto è difficile definire l'intelligenza, quanto è difficile leggere su di essa aforismi intelligenti. Talvolta gli aforismi hanno per soggetto il genio, inteso come qualcosa di superiore e di indefinibile se non in opposizione alla mediocrità, ma anche quelli che cercano di definire una normale intelligenza non riescono a farlo se non in contrapposizione alla stupidità, come se quest'ultima fosse più interessante della prima. Lo mostrano i seguenti aforismi:

"All'intelligenza il buon Dio ha posto dei limiti, alla stupidità no".
(Adenauer).

"L'intelligenza è uno strumento - e questo strumento è finito in mano agli stupidi"
(Roberto Bazlen "Note senza testo" 1979).

"Perché l'intelligenza umana ha dei limiti, e la stupidità no?"
(George Courteline)

martedì 22 luglio 2014

IV] Qualche aforisma sulla polarità stupidità-intelligenza

(Continuazione) "Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui". Jonathan Swift.

"Una delle sventure delle persone molto intelligenti è di non poter fare a meno di capire tutto: i vizi non meno che le virtù". Honoré de Balzac.

"Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi". Bertrand Russell.

"La solitudine è il destino di tante grandi menti: un destino a volte deplorato, ma sempre scelto come il minore dei mali". Arthur Schopenhauer.

III] La paura dell'intelligenza e la prevalenza della stupidità

(Continuazione) Definendo, come abbiamo fatto in questo blog, il Novecento come il secolo della paura dell'intelligenza, implicitamente lo abbiamo definito come il secolo della prevalenza della stupidità -che troppi filosofi, con compiacimento, hanno definito pensiero debole. Dobbiamo, perciò, aggiungere che il Novecento è stato il secolo nel quale la stupidità è salita sui trampoli, mentre l'intelligenza si è fatta piccola. Ecco, dunque, l'epoca della "prevalenza dello stupido", sulla quale ci accingiamo a sviluppare qualche nuova riflessione.

Cominciamo dalla seguente considerazione: possiamo paragonare il rapporto stupidità-intelligenza al rapporto caso-necessità. Ma, come c'è molto pudore a considerare il caso e la necessità in rapporto tra loro, così accade con la stupidità e l'intelligenza. Lo conferma la mancanza di una tradizione di studi e di teorie sulla stupidità, sull'intelligenza e sul loro reciproco rapporto.

C'è una forma di pudore così grande nel non voler trattare questi due temi con la serietà che meritano, che la coda di paglia dell'amor proprio umano li respinge nel limbo degli aforismi. Quanto più fa male all'amor proprio considerarli seriamente, tanto più essi vengono presi come oggetti di battute, ironie, sarcasmi. E qui ce n'è per tutti i gusti. Basta fare ricerche su Google.

lunedì 21 luglio 2014

II] La polarità stupidità-intelligenza

(Continuazione) Per poter approfondire la stupidità, occorre innanzi tutto prendere in considerazione il suo opposto polare: l'intelligenza. Ora, se l'intelligenza fosse conseguenza del rovesciamento della stupidità, come la vista è conseguenza del rovesciamento delle immagini nella retina, avremmo tanti intelligenti quanti sono i vedenti, mentre, già a prima vista, il rapporto tra intelligenti e stupidi mostra una grande prevalenza di questi ultimi.

Proseguendo l'approfondimento scopriamo, però, che la questione non è tanto semplice: stupidità e intelligenza potrebbero riservarci sorprese. Innanzi tutto, come si può leggere anche su Wikipedia: "In ambito accademico una definizione universalmente condivisa di intelligenza non esiste ancora". E non esisterà mai, ad avviso di chi scrive, nel senso che, in questo ambito, nessuno correrà mai il rischio di esprimere un giudizio negativo riguardo all'intelligenza di qualche collega o superiore.

domenica 20 luglio 2014

I] La prevalenza dello stupido e il pudore dell'intelligenza

Non volendo annoiare i vacanzieri con argomenti troppo seriosi di filosofia e scienza, l'autodidatta ha ritenuto di approfittare della calura estiva per affrontare un tema "leggero" come la stupidità. La stupidità è molto simile al caso: entrambi sono i fedeli compagni delle nostre esistenze quotidiane nei loro singoli momenti. Quante volte anche la persona più intelligente ha esclamato: che stupido sono stato!

Dedicheremo diversi post all'indagine su questo tema. Un tema che nella storia del pensiero umano non è stato molto indagato in se stesso, anche se, a riguardo, non mancano aforismi e riflessioni in ogni epoca. Comunque, le origini della stupidità spudorata dell'era della globalizzazione, che ci riguardano da vicino, si trovano nel "Truman show", nella "Società dello spettacolo" ("La prevalenza del cretino" di Fruttero e Lucentini ne rappresenta un esempio). Ma occorrerebbe leggere anche il libro di Gianfranco Marrone dal titolo laconico di "Stupidità",  libro presentato da Luca Menichetti nel dicembre 2012.

giovedì 10 luglio 2014

Motti, aforismi e massime d'autore. Gautier (1811-1872)

Da "Il capitan Fracassa" di Gautier

Il nobile straccione  aveva "un blasone talmente consunto che non l'avrebbe decifrato l'araldo più esperto;"

"In assenza dell'opera dell'uomo, la natura riprende i suoi diritti cancellando quanto vi era di tracce di lavoro umano: una cosa che sembra fare volentieri"
.

La descrizione di una pittura muraria andata in rovina: sembrava "non più una pittura, ma lo spettro di una pittura, tanto che a parlarne ci vorrebbero le ombre delle parole: i vocaboli soliti paiono, per questo specifico scopo, troppo sostanziosi".

Motti, aforismi e massime d'autore. Chamfort (1741-1794)

Da  "Massime e pensieri" di Chamfort


"Vi sono due cose alle quali bisogna assuefarsi, a meno di trovare la vita insopportabile: le ingiurie del tempo e le ingiustizie degli uomini".

"La sciocchezza non sarebbe completa se non temesse l'intelligenza. Il vizio non sarebbe completo se non odiasse la virtù".

"C'è un certo piacere insito nel coraggio che sa porsi al di sopra della ricchezza. Disprezzare il denaro equivale, infatti, a detronizzare un re"
.

mercoledì 9 luglio 2014

Motti, aforismi e massime d'autore. Vauvenargues (1715-1747)

Da "Riflessioni e massime, e altri scritti" di Vauvenargues


Sul caso, Vauvenargues non comprende ciò che ha intuìto qui di seguito: "La necessità di questo concorso di molte qualità indipendenti le une dalle altre, spiega come il genio sia così raro. Quando la natura riunisce quelle differenti attitudini in un solo uomo, sembra addirittura un caso". Non sembra. E' un caso! Però, eccezionale in senso statistico!

"Quelli che deridono le inclinazioni serie amano poi seriamente le bazzecole".

"Lo sciocco dotato di buona memoria è pieno di pensieri e di fatti; ma non sa trarne alcuna conclusione: mentre tutto dipende da ciò".

Motti, aforismi e massime d'autore. Montaigne (1533-1592)

[Per molti sono iniziate le vacanze. Perciò, proponiamo qualcosa di leggero, ma non troppo, su cui riflettere sotto l'ombrellone]

Dal "Dizionario della saggezza"   di Montaigne                              

"Deificazioni. Le cose che conosciamo meno si adattano più delle altre ad essere deificate. Perciò aver creato degli dèi a nostra somiglianza, come è avvenuto nell'antichità, va molto al di là dell'estrema debolezza umana... Aver costruito dèi tenendo come modello la nostra condizione, della quale dovremmo conoscere la fallacia, aver attribuito loro desideri, ire, vendette, matrimoni, accoppiamenti e parentele, amori e gelosie... le nostre cupidigie e i nostri piaceri, è veramente il prodotto di una eccezionale ubriacatura dell'intelletto umano"

 "E' difficile nelle azioni umane stabilire una regola tanto giusta, basata sulla ragione, sulla quale il caso non vi faccia pesare il suo diritto". 

E sull'incertezza dovuta al caso: "Gli uomini, anche quando la sorte faccia loro buon viso, non possono definirsi felici finché non sono giunti all'ultimo giorno della loro vita, per l'incertezza e la variabilità delle cose umane, che con lievissimo movimento possono mutare da una condizione a un'altra totalmente diversa".  

martedì 8 aprile 2014

Aforismi di Balzac da "Teoria del camminare"

Per chi ama le facezie colte e anche qualcosa di più.

"La camminata è la fisionomia del corpo".
"Il riposo è il silenzio del corpo".
"Il movimento lento è fondamentalmente maestoso".
"Ogni movimento brusco tradisce un vizio, una cattiva abitudine".
"La grazia vuole forme arrotondate".
"Tutto in noi partecipa al movimento; ma esso non deve prevalere da nessuna parte".
"Il movimento umano si compone in tempi ben definiti, se li confondete arrivate alla rigidità meccanica".
"Quando il corpo è in movimento, il viso deve restare immobile".
"Ogni movimento esorbitante è una sublime prodigalità"
.

Balzac osserva inoltre: "E' certo che gli uomini più insigni hanno tutti piegato leggermente a sinistra la loro testa". Secondo lui si tratta di una postura apprezzabile. Si potrebbe aggiungere che la testa piegata leggermente a sinistra è segno di genuinità, quindi di sincerità. Al contrario, la testa inclinata a destra è segno di artificiosità e, se aggiungiamo gli occhi sollevati verso l'alto, abbiamo un segnale di ricostruzione artefatta, ad hoc.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...