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mercoledì 13 febbraio 2019

Pagine di diario di studio dell'inizio del trascorso decennio

Per memorizzare il periodo di uscita del mio breve saggio: "Chi ha frainteso Darwin?", che ho preso in considerazione nel precedente Post, sono andato a rileggere la sintesi dattiloscritta del mio diario di studio che abbraccia il decennio 2009-2018. Sintetizzo:

"Gennaio 2009. Il mio lavoro attuale è rileggere Fisica e Biologia per correggere gli ultimi dettagli. In questo modo saranno pronte per essere fotocopiate e messe in un dischetto. Quest'anno metto da parte la storia. L'incontro con R. e altri frequentatori della piccola libreria-editoria dei Ronchi fa sperare di poter pubblicare qualcosa. Ma con questi personaggi è meglio non entrare in questioni politiche e storiche per concentrarsi soltanto sulla teoria della conoscenza e sulla scienza della natura.

8 Marzo, festa della donna. Ho avuto da fare con R. e i suoi amici e sto aspettando di chiudere la questione pubblicazione. Nel frattempo ho scritto diverse pagine in bella copia sull'evoluzionismo, in occasione del doppio anniversario di Darwin: 200 anni dalla nascita e 150 dalla pubblicazione della selezione delle specie. Ho ripreso in mano anche i fascicoli di Biologia dell'ultimo decennio (circa 100 autori per 3.000 pagine di estratti e appunti), per ritrovare vecchie riflessioni da sviluppare.

domenica 10 febbraio 2019

Una tragica sorpresa...

Ho ritrovato tra le mie numerose fotocopie quella riguardante l'articolo del "SOLE24ORE" di Giorgio Santilli il cui titolo "La strage di Viareggio dal caso alla necessità" (1 luglio 2009) mi ha molto sorpreso. Chi segue questo Blog potrà immaginarne la ragione.

Dobbiamo fare, però, un passo indietro: di tutta la mia opera l'unica pubblicazione cartacea ha riguardato, nell'estate del 2009, il breve saggio dal titolo "Chi ha frainteso Darwin", che fu per me l'occasione di illustrare i princìpi della mia teoria sulla dialettica caso-necessità. Il libro fu pubblicato da Umberto Roffo, piccolo editore-libraio di Marina di Massa che cominciai a frequentare l'estate di quell'anno, abbastanza spesso e facendo amicizia con altri frequentatori abituali, tra i quali i più assidui uno psicologo, un professore di economia e un professore di Urologia. Ci si incontrava spesso dentro e fuori la libreria.

domenica 6 gennaio 2019

Alcuni scampoli per l'anno nuovo

Molti ritengono giustamente che l'uomo sia causa dei suoi prodotti tecnologici, ma ritengono a torto che anche la natura sia causa dei prodotti naturali: ad esempio, che la selezione naturale sia causa della evoluzione delle specie, o più, in particolare, che il genoma sia causa dello sviluppo dell'organismo come preciso meccanismo biologico che garantisce la sintesi delle proteine ecc. ecc.

La mia teoria sostiene, invece, come ha chiarito Engels, che se uno schioppo si guasta, possiamo aggiustarlo perché, in  quanto lo abbiamo prodotto, conosciamo la causa del guasto. Invece, riguardo ai prodotti naturali, non siamo in grado di "aggiustare" nulla perché non esiste alcuna causa. In questo momento non ricordo se e dove Engels abbia messo a confronto, su questo tema della determinazione causale, i prodotti della natura e quelli dell'uomo.

domenica 23 dicembre 2018

Sulle pretese basi statistiche del sentimento di fiducia

Nel 9 maggio 2011 usciva su "Le Scienze" un articolo che, all'epoca, presi in considerazione come prova delle beate illusioni sulla fiducia statistica nell'alta probabilità che si verifichi un determinato evento. Secondo gli autori: "Le nostre decisioni dipendono dalla fiducia che nutriamo in un certo corso degli eventi invece che in un altro. Questo sentimento si basa sull'incessante elaborazione statistica dei dati fatta dal nostro cervello secondo regole simili a quelle che userebbe un computer (sic!). A questo calcolo, sostanzialmente affidabile (?!), si sovrappongono però considerazioni di altro tipo che a volte modificano le scelte.

La nostra sensazione di fiducia nella possibilità che si verifichi un determinato evento nasce da un intenso lavoro di elaborazione statistica (!?) compiuto dal cervello. E questo lavoro sarebbe molto simile ai calcoli eseguiti da un computer applicando le formule definite dal matematico Thomas Bayes per valutare le probabilità a posteriori di un evento, secondo tre ricercatori del Cold Spring  Harbor Laboratory e dell'Accademia nazionale delle scienze ungherese che illustrano il loro studio in un articolo pubblicato su "Neuron".

mercoledì 5 dicembre 2018

L'aurea mediocrità di Aristotele e le manifestazioni della debolezza umana di fronte all'improvviso caso imprevedibile

E' nota la via di mezzo aristotelica tra due estremi, ad esempio: tra viltà e temerarietà c'è il coraggio, tra avarizia e  prodigalità c'è la liberalità, tra ignavia e bramosia c'è l'ambizione, tra umiltà e orgoglio c'è la modestia, ecc. Ma, spesso, il risultato è il passaggio da un estremo all'altro, perché, come dice Aristotele: "Chi è cosciente di trovarsi a un estremo chiamerà virtù, non la posizione media, ma l'estremo opposto". Ed è per questa ragione che, spesso, il coraggioso può essere considerato un temerario dal codardo e un codardo dal temerario.

Aristotele fornisce una lunga descrizione, quasi un catalogo dell'uomo del "giusto mezzo". Per il nostro scopo possiamo limitarci alle seguenti conclusioni: "Egli è il migliore amico di se stesso ed ha il piacere di star solo, mentre la persona priva di virtù o di capacità è il peggior nemico di se stesso e teme la solitudine". In questa conclusione troviamo, infatti, un elemento fondamentale che ci aiuterà a capire e risolvere l'intera questione: si tratta del termine "capacità".

Riprendiamo come esempio i due estremi: viltà e temerarietà, il cui giusto mezzo si dovrebbe  manifestare come coraggio. Può anche accadere, però, che gli estremi si rovescino l'uno nell'altro: così il vile si fa temerario (magari solo per dimostrare a se stesso di poter dominare la paura), e, viceversa, il temerario diventa vile (magari dopo qualche esperienza molto paurosa finita male). Ora, su che cosa possiamo fare affidamento per sottrarre i due estremi al caso della diversa costituzione psicosomatica o al caso dei diversi accidenti della vita?

giovedì 8 novembre 2018

Osservazioni su "Il cervello anarchico" di Enzo Soresi

Nella Presentazione di Umbero Galimberti si può leggere: "Lo studio delle relazioni mente-corpo alla luce della scienza definita psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) e l'uso dei nuovi farmaci intelligenti, che mimano le comunicazioni esistenti nel nostro organismo quali le interleuchine, gli interferoni, gli anticorpi momoclonali e altro, mi hanno permesso di interpretare meglio una serie di casi clinici singolari affrontati nella mia professione."

Soresi ha scoperto che ogni malato è un caso a parte, per cui parla di casi clinici singolari. Da ciò nasce l'idea del cervello anarchico in seguito alla circostanza che ogni individuo, nella malattia, ha un comportamento e anche sintomi che lo distinguono da ogni altro. Insomma, ogni paziente anche della medesima malattia è un "caso a parte" (parole mie). Si tratta per Soresi di una serie di casi clinici singolari affrontati nella sua professione.

lunedì 5 novembre 2018

Commemorazione personale del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale

Sarei restio a parlarne, ma gli aspetti personali che mi spingono a farlo sono almeno due. Uno è famigliare: il fratello maggiore di mia madre si chiamava Ettore Viola che quella guerra ha combattuto guidato dalla fortuna e dall'eroismo. Come Ardito si è meritato l'unica medaglia d'oro concessa alla fanteria italiana. Inoltre, compare, come personaggio, nel romanzo autobiografico di Emingwey sulla Grande Guerra, durante la quale  passò il suo tempo tra scontri, assalti di trincee alla baionetta, ricoveri ospedalieri per le ferite ricevute. Infine, non si fece mancare neppure l'influenza spagnola, dalla quale guarì dopo una ubriacatura di champagne, portato al suo capezzale da amici commilitoni.

Ma se ne parlo è anche per un altro motivo meno eroico, però senz'altro più congeniale ai miei studi: la prima guerra mondiale mi fornì, infatti, un esempio statistico molto concreto per "visualizzare", nel lontano 1985, la mia intuizione sulla dialettica caso-necessità.

Di mio zio potrei raccontare molti aneddoti. Mi limiterò al seguente che mi riguarda da vicino. Quando la mia bella e giovane moglie partorì il nostro primogenito a Roma, mia madre prese il treno da Massa Carrara e andò a trovarla in clinica accompagnata dall'eroico fratello maggiore, ormai settantenne. Stuzzicato sul mio conto, riguardo al tempo perduto nei miei studi personali, rispose: "di Piero puoi dire quello che vuoi, ma lui un figlio è stato capace di farlo".

Insomma, con tutte le donne che l'eroico zio ha avuto nella sua lunga carriera di eroe di guerra e di seduttore, nessuna gli ha dato un figlio, neppure, in seguito, la moglie. Non sapeva che si trattava di una conseguenza dell'influenza spagnola: dalla quale era uscito salvandosi la vita, ma incapace di generarla.

Brevemente concluderò sottolineando che la prima guerra mondiale mi ha ricordato il complimento ricevuto dall'eroico zio (di complimenti da parte dei miei parenti ne ho ricevuti molto pochi, sempre per quella mia mania di studiare, invece di fare affari), ma soprattutto mi ha ricordato il colpo di genio personale che mi portò a concludere nel lontano 1985: riguardo ai singoli, è il caso che predomina, ma, riguardo ai complessi, è la cieca necessità che s'impone. Se il caso ha permesso la sopravvivenza del singolo, eroico capitano degli arditi, è la cieca necessità che si è impadronita di decine di milioni di morti prodotti da mitragliatrici, cannoni, aeroplani, carri armati, gas, bombe a mano, baionette e persino da ... un'influenza.

giovedì 12 luglio 2018

Considerazioni definitive sul Nuovo realismo

Nel novembre 2011 Maurizio Ferraris, sul nuovo realismo, scriveva:

"Il vero punto, nel confronto tra realisti e postmodernisti, non è ovviamente l'affermazione o negazione dell'esistenza del mondo esterno, ma il costruzionismo: quanto incidono gli schemi concettuali nella costruzione della realtà naturale e sociale? Infatti nessun realista negherebbe che l'IVA dipenda da schemi concettuali (il che non significa ancora sostenere che siano puramente soggettivi: l'IVA vale -in linea di principio- per chiunque faccia acquisti in Italia). Quello che il realista si chiede è, appunto, fin dove si spinge l'azione degli schemi concettuali, ed è qui che si manifesta il dissidio tra realisti e postmodernisti. Questi ultimi sono molto più generosi nella lista delle parti di realtà che sono socialmente costruite, al punto da affermare, in taluni casi, che noi non abbiamo accesso a un mondo "là fuori", ma solo con ciò che viene costruito dai nostri schemi concettuali."

Con questi sofismi, però, non si arriverà mai a distinguere le due fondamentali e opposte realtà esistenti: 1) la prima, che si è formata in assoluta assenza dell'uomo e soprattutto della sua coscienza, ossia nei miliardi di anni d'esistenza dell'universo intero e della stessa Terra; 2) la seconda, che è stata creata dall'uomo cosciente con fatti e teorie che datano un tempo molto più ristretto: a essere ottimisti 2 millenni, a essere pessimisti un paio di secoli di esistenza della specie umana tecnologicamente più avanzata.

sabato 23 giugno 2018

L'inizio della dialettica caso-necessità nel diario di studio

Il solito commentatore che non vuole apparire mi ha chiesto se avevo ancora l'inizio del mio diario di studio e se potevo postarlo. Ho cercato tra il mio materiale scritto nelle cartelle, l'ho trovato e mi sono deciso ... 

"Gennaio 2013. Ho scritto sul blocco note del mio computer: "Dal 1993, ogni anno,  per venti anni, ho consumato un quadernone di 100 pagine, nel quale ho sintetizzato tutto ciò che riguardava i miei studi: dai nuovi libri letti e compulsati ai loro estratti e alle sintesi in bella copia; dai programmi di lavoro di lungo, medio e breve periodo alle valutazioni sui progressi fatti, ecc. ecc.

Dopo aver accumulato in questo modo una ventina di quaderni annuali fino al 2012 , ho deciso di sbarazzarmene, non prima, però, di averli riletti e di averne tratta una sintesi molto ristretta". In questo modo è uscito fuori il "Diario breve di un autodidatta".

Di questo diario ventennale la parte principale riguarda il primo decennio: il diario dei primi dieci anni di lavoro, 1993-2002, dedicati ai tre volumi fondamentali dal titolo: "Il caso e la necessità - L'enigma svelato-  I Teoria della conoscenza - II Fisica - III Biologia".

Quando arriverà il momento, e la decisione di postare a puntate questo "diario breve" sarà presa, comincerò dal Settembre 1995, ossia dal periodo del primo bilancio complessivo di studio, riguardante il primo triennio (1993-95)."


" Inizio diario breve. I

Settembre 1995. Dopo quasi tre anni di intenso lavoro su teoria della conoscenza, fisica e biologia, mi sono posto il problema dell'approfondimento in bella copia distinguendo tre livelli: 1) per istruirsi, imparare nozioni, ecc. non c'è bisogno di molto: è sufficiente leggere libri, sottolinearli e farne brevi estratti (lo si può fare anche nelle peggiori condizioni economiche, sociali e psicologiche); 2) circostanze relativamente favorevoli possono permettere un lavoro a mosaico con approfondimenti parziali, con risposte parziali a problemi particolari; 3) ma, per passare ai temi più generali, più profondi, con un lavoro sistematico, affrontando problemi tra loro connessi, le cui soluzioni permettano passi avanti nella conoscenza, occorrono un'assoluta concentrazione e il massimo sforzo: condizioni possibili soltanto se la mente è libera da ogni altra preoccupazione.

Fino ad oggi, a partire dal 1993, mi sono potuto permettere soltanto i primi due livelli, raramente il terzo. Ma è arrivato il momento del lavoro sistematico in profondità, anche se la situazione "finanziaria" familiare non è affatto buona.

Poiché il punto di partenza è la "connessione di tutte le cose" -e la principale connessione di tutte le cose da me scoperta è quella della dialettica caso-necessità, per la quale la connessione di causa-effetto rappresenta il fittizio nesso deterministico ottenuto sacrificando il caso-, al momento non ho bisogno di appesantire la parte puramente teorica. Ho trovato la soluzione e devo verificarla nelle scienze della natura.

Vediamo il piano di lavoro sulle scienze naturali.

I) Per la FISICA portare avanti: 1) la soluzione della polarità onda-particella (ci sono vicino); 2) la questione dei costituenti ultimi della materia: non possiamo vederli qui e ora; solo fornendo energia possiamo ricostruire il passato delle particelle (negli acceleratori); questa è la soluzione; 3) allo stesso modo, vediamo apparentemente solo l'universo lontano, ma lontano vediamo realmente soltanto il suo passato; 4) l'entropia: il suo reale significato va concepito in relazione all'automovimento della materia, che dipende dalla soluzione della questione della restituzione dell'energia dissipata; 5) cosmologia: dal big bang al big crunch, da definire.

II) Per la BIOLOGIA, 1) la teoria di Darwin: evoluzione e selezione naturale, risolta con la legge del dispendio in connessione alla polarità caso-necessità; 2) applicare questa soluzione anche alla biologia molecolare, contro il dogma centrale DNA-RNA-Proteine; la statistica al posto del codice genetico puro e semplice -che poi semplice non è; 3) la questione degli introni, del DNA ricombinante e dei transgeni, anche qui sono molto vicino alla soluzione generale; 4) definizione dei principali regni della vita: virus, procarioti, eucarioti = evoluzione cellulare; 5) sull'origine della vita: fecondazione, gestazione e nascita; 6) immunologia: è paradossale, ma questo ramo della scienza, che studio solo da pochi mesi, non presenta per me alcun mistero perché la soluzione statistica viene fuori così facilmente che gli immunologi non sono riusciti a nasconderla del tutto dietro le loro pretese deterministiche.

Infine, devo individuare le principali questioni generali di teoria della conoscenza che sono state evitate dalla comunità scientifica mediante argomentazioni speciose che hanno contribuito alla confusione generale delle scienze della natura (torre di Babele).
 

Maggio 1996. E' arrivato il momento di dedicarmi alla TEORIA DELLA CONOSCENZA: approfondire la teoria di Hegel dalla "Enciclopedia" e dalla "Logica". Il rifiuto del caso e la sottolineatura del determinismo da parte di Lenin mi hanno spinto ad affrontare le due principali opere di Hegel, grazie alle quali poter approfondire le principali polarità dialettiche, soprattutto in relazione al caso e alla necessità.

Risolte, grazie a Hegel, le questioni dialettiche (possibilità-realtà, caso-necessità, ecc.), affrontare in seguito anche altri autori: da Aristotele a Cartesio, a Kant, ecc., ai moderni Kuhn, Popper, ecc. Sulla base delle mie attuali conoscenze di fisica, biologia e storia umana, e con il sostegno della concezione dialettica caso-necessità, credo che sarà una lavoro proficuo: un balzo in avanti nello studio di teoria della conoscenza.

Luglio 1996
. La full immersion su Hegel è durata due mesi - lavorando 12 ore al giorno- (maggio e giugno), con il seguente risultato: circa 100 pagine di estratti dattiloscritti dalla Logica e circa 80 pagine dalla Enciclopedia. Totale 180 pag + circa 20 di sintesi = 200 pagine.

Fine anno. Ho elaborato le "Tesi del 1996" che riguardano la teoria della conoscenza, la fisica e la biologia. Queste tesi stabiliscono i punti fermi per l'approfondimento dei temi riguardanti la stesura dei tre volumi (Teoria della conoscenza, Fisica e Biologia). Sono soddisfatto.

Gennaio 1997. La questione del determinismo di Lenin. Occorre tenere presente che la mancanza di conoscenza delle scienze delle natura è stata per lui il principale ostacolo alla comprensione del rapporto caso-necessità. Del resto, è vissuto soltanto 54 anni, la maggior parte dei quali dedicati allo studio della economia politica e della storia, alla pubblicistica e all'organizzazione del partito rivoluzionario, infine, a una rivoluzione che ha logorato il suo fisico, debilitato da una malattia ereditaria, fino alla morte prematura.

Potendo dedicare alle scienze naturali solo un paio di anni, Lenin è rimasto un dilettante che ha dovuto fidarsi delle autorità scientifiche dell'epoca. Perciò ha potuto solo tentare di applicare ai controversi risultati sperimentali della fisica e della biologia del suo tempo i princìpi marxisti elaborati da Engels nell'Antidhuring (la "Dialettica della natura" era rimasta chiusa in un cassetto della scrivania dello stupido Liebknecht). Troppo poco per non fraintendere e per non insistere sul determinismo riduzionistico come fondamento della scienze naturali, compiendo così un inevitabile, ma fondamentale, errore di teoria della conoscenza.  


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sabato 2 giugno 2018

Un pò per celia e un pò per non morir... un bel dì vedremo...

Da un pò di tempo, quando apro il computer mi rendo conto d'essere immediatamente colpito da una vistosa contraddizione tra le prime immagini che esso mi offre di una natura meravigliosa e incontaminata e le successive immagini di una natura, e soprattutto di una umanità, contaminate da ogni sorta di malanni.

Non c'è orrore che la natura e la specie umana non mostrino, ogni giorno, a tutti, vecchi, grandi e piccini, d'ogni razza, nazionalità e religione, mediante ogni genere di mezzi di comunicazione, dalla vecchia radio alla non più giovane televisione, al moderno computer e ai telefonini. Insomma, la violenza naturale e quella artificiale, ossia, terremoti, guerre, ecc. in tutte le loro forme, da quelle singole a quelle collettive, rappresentano un orrore senza fine .

domenica 6 maggio 2018

Non sopporto le commemorazioni

Per questo motivo ho evitato di celebrare Marx. Mi vengono in mente quelle grandi immagini staliniste e maoiste che ritraevano i volti di Marx ed Engels assieme a quelli di Stalin e Mao, e che comparivano in ogni manifestazione di pretesi comunisti, le quali finivano, immancabilmente, a randellate. Se non erro i randelli si chiamavano Stalin. 

Senza commemorare, ma neppure senza farla troppo lunga, ho utilizzzato le teorie di Marx e del suo compagno di studi, prima ancora che di lotta, Engels per tentare di risolvere il fondamentale quesito riguardante la determinazione della necessità nel campo della teoria della conoscenza, della fisica, della biologia e della storia... in quattro volumi. 

Questo blog, come ho scritto di recente, ne rappresenta la pubblicazione, perché la maggior parte dei suoi post è costituita dai principali paragrafi dei suddetti volumi. Vorrei aggiungere che questo blog non rappresenta il tentativo di giudicare l'operato storico politico di Marx ed Engels e neppure il valore imperituro delle loro teorie. In questo blog si possono trovare, invece, i loro contributi, come quelli di molti altri autori, in relazione alla nuova teoria della conoscenza fondata sulla dialettica caso-necessità, della quale solo l'autore di questo blog è responsabile.

giovedì 3 maggio 2018

Mi è stato chiesto dal solito ignoto che non vuole comparire

se potevo quantificare la lista dei libri utilizzati per il mio studio e per i miei estratti. Poiché li ho divisi per argomento è per me facile comporre questa lista.

In 30 anni: 1983-2012   (da quando ho iniziato a quando ho smesso i miei studi a tempo pieno):

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T.C.         151     

Fis.          126 
             
Biol.        166   
            
Varie         89 

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TOT        532
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St. antica e feudale            40     

St delle guerre                   28      

2° guerra mondiale            22       

varie                                   48      
                              
storia moderna Stati           40      

Globalizzazione               170      

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TOT.  STORIA                348
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TOT COMPLESSIVO     880

 Precedenti il 1982           120

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TOT. GENERALE         1.000

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Infine, considerando la letteratura, tra cui spiccano le opere di Balzac, Diderot, ecc., i libri letti superano abbondantemente il numero di 1.500.

mercoledì 7 marzo 2018

Non mi sono occupato delle elezioni italiane

perché le considero ininfluenti in quanto tali; in quanto qualsiasi risultato avessero ottenuto sarebbe,  per così dire, ridotto ai minimi termini dal governo sovranazionale della UE.

Per chiarire meglio la faccenda occorre ricordare che, essendo il perno del mondo soltanto le superpotenze complessive regionali, USA, UE, Cindia (le quali hanno, a loro volta, un'influenza regionale più o meno marcata, e sulla quale può intervenire chi cerca di indebolirla, ecc. ecc.) ne viene di conseguenza che, nel confronto tra i giganti regionali, i nanerottoli nazionali non meritano alcun interesse.

domenica 18 febbraio 2018

Conclusioni sul ventennio di studio 1993-2012

Come l'anno della fine del primo decennio, il 2002, fu un anno di crisi personale, così oggi, nell'anno che chiude l'intero ventennio di studio, il 2012, la situazione è di nuovo critica. Allora pensavo d'aver toccato i principali temi fondamentali di T.C, Fis, Biol, oggi penso non solo di aver risolto altre questioni teorico-scientifiche, ma persino di aver risolto la Storia sia come metodologia sia come applicazione alla particolare epoca della globalizzazione.

E non è finita qui, perché penso che la mia teoria sia "girata", grazie a un opuscolo di biologia e a un blog riempito con circa 1/4 dei miei scritti migliori. Ma gli aspetti negativi non mancano: ufficialmente vengo ignorato, e mi vado convincendo che il blog in sè non sia uno strumento adeguato ...

venerdì 16 febbraio 2018

Diario di studio della globalizzazione

Gennaio 2005. E' venuto il momento di mettere in bella copia la prima parte del nuovo volume storico sulla globalizzazione. Iniziato il lavoro in bella copia il 22 dicembre 2004, ritengo di farcela entro la fine del mese di marzo del 2005.

17 febbraio 2005. In anticipo ho già terminato anche la parte quarta (76 pagine). Totale 203 pag di bella copia. Adesso rileggo tutte le quattro parti e decido per il futuro.

8 Marzo 2005. Con l'aggiunta di altre 22 pagine ho terminato questo primo inizio del nuovo volume storico con 225 pagine totali in bella copia. Ora, la situazione complessiva delle belle copie è la seguente:

Volume 1°     Teoria della conoscenza      489  pag
        "   2°      Fisica                                     382*  "
        "   3°      Biologia                                 403    "

Totale (1°, 2°, 3°)                                      1.284    "

       4°     Storia generale                            174    "
       5°     Globalizzazione                           225    "
       6°     Seconda guerra mondiale          128    "

Totale (4°, 5°, 6°)                                         527   "

Totale complessivo                                    1.800  "  arrotondando

(* Ho eliminato una ventina di pagine secondarie e irrilevanti)

mercoledì 14 febbraio 2018

Diario della full immersion storica

Marzo 2005. Per dare un'idea della full immersion storica del biennio 2003-04, senza per altro aver tralasciato del tutto teoria della conoscenza, fisica e biologia, vediamo i libri letti ed estratti:

2003: totale 96 libri, di cui 65 estratti per 1.717 pag manoscritte. Dei libri estratti 20 di T.C., fis. e biol., per 490 pag manoscritte; 45 di storia per 1.220 pagine manoscritte. Infine, la sintesi storica di 390 pag manoscritte.

2004: totale 59 libri, di cui 39 estratti per 669 pagine manoscritte. Dei libri estratti 38 di storia e 1 di T.C. Infine, una sintesi storica di 307 pagine manoscritte.

Se a questo lavoro aggiungiamo i primi libri storici, letti ed estratti nell'ultimo trimestre del 2002, complessivamente, alla fine del 2004, mi sono ritrovato con 88 volumi estratti e 2.154 pagine manoscritte. Per avere il materiale in ordine e facilmente consultabile, ho composto i seguenti fascicoli:

lunedì 12 febbraio 2018

Diario di studio della storia

Energie rinnovate e raddoppiate per un lavoro intenso di studi storici nel secondo decennio 2003-2012

"Fine Febbraio 2003. A cominciare dall'ottobre del 2002 ho anticipato la lettura di libri storici; così in 5 mesi ne ho già letti 15, dei quali rilevanti 12. Se a questi aggiungiamo 2 di T.C., 14 di Fisica e 14 di Biologia, in totale fanno 45 volumi, dei quali 33 estratti (73%). Media mensile: 9 libri letti di cui circa 7 estratti. Complessivamente le pagine estratte ammontano a 1.050, 210 mensili. E' stata una ripresa dello studio esagerata (5 mesi di studio quotidiano molto intenso, circa 14 ore giornaliere), ovviamente insostenibile alla lunga. Ma, come inizio, ci voleva per pormi di fronte alla difficoltà dell'impresa futura: dover aprire un nuovo fronte di studio quale la storia della "globalizzazione", senza per altro perdere contatto con la teoria della conoscenza, la fisica e la biologia!

Per avere un'idea della difficoltà d'impegno nello studio, ma anche di reperimento di testi, vediamo i seguenti dati:

consuntivo Gennaio-Maggio 2003 (4 mesi)

Libri storia   17,  pagine  estratte  488 (+ mia sintesi 67).
  "     fisica     6,         "        "         237
  "   biologia  8,         "        "         138

 Totale         31         "        "          930

Totale libri visionati 39.

[Consuntivo anticipato di fine ottobre 2003: in 10 mesi sono stati 42 i libri di storia visionati, 4 di T.C., 8 di Fis, 8 di Biol, per un totale di 62 libri, con un decisivo spostamento verso lo studio storico]

Giugno 2003. Va da sè che più testi e più discipline tratto, più problemi da risolvere saltano fuori. Ad esempio, la questione della caduta tendenziale del saggio medio del profitto in connessione alla realizzazione del plusvalore assoluto, prodotto in grandi quantità nei PVS: realizzazione resa possibile soprattutto con il marketing e con lo shopping dei PSA. Altro esempio: leggendo Keynes, è saltato fuori il problema della questione monetaria che neppure Marx aveva risolto.

Altro problema, quello della riabilitazione pontificia di Galileo, nel senso molto teologico della libertà della verità scientifica assoggettata alla verità divina. Con questa impostazione viene mascherato il vero problema: la differenza tra la conoscenza reale e la conoscenza convenzionale ex hipothesis. E' il caso Duhem che devo prendere in considerazione per la sua tesi: fondandosi sulla base del convenzionalismo fittizio della scienza fisica del Novecento, egli sostiene che avevano ragione Osiander e Bellarmino, e che Galileo aveva torto. Perciò, rovesciando, sulla base della conoscenza reale, posso affermare che la scienza fisica del Novecento, assoggettata al convenzionalismo fittizio, ha torto quanto lo avevano Osiander e Bellarmino nel Seicento, e quindi Duhem dovrebbe fare ammenda più dello stesso Woityla.

Per ora mi accontento di fare estratti accumulando tutte queste problematiche, sapendo che un giorno imprecisato ci lavorerò sopra e le risolverò.

24 luglio 2003. Compio 60 anni, e perchè "pesino" meno nella mia memoria ho deciso di dividere il passato in tre cicli ventennali: il primo ciclo è solo il ricordo di ciò che non sono più da troppo tempo: la spensieratezza dell'ignoranza e la tristezza di una intelligenza in formazione troppo spesso provincialmente frustrata; il secondo ciclo è ciò che rimpiango come perdita di una vita giovane, attiva, che coltivava direttamente l'intelligenza esercitandola nei suoi studi e verificandola nel mondo esterno, anche se solo alla sua superficie; il terzo ciclo, infine, me lo porto ancora adosso come una contraddizione: la solitudine di uno studioso che, seduto di fronte a un duro tavolaccio, s'immerge in profondità teoriche inimmaginabili nel ventennio precedente .

Per il futuro, nel vano tentativo di rallentare il fluire del tempo, lo dividerò, a calare, prima in tre cicli quinquennali per arrivare ai 75 anni, poi in cicli biennali fino alla fine del tempo di vita concessomi. I credenti aggiungerebbero: "a Dio piacendo".

Potessi da questo momento, sessantenne, sorseggiare il futuro lentamente come un bicchiere di cognac! Ma sono astemio e prendo la vita come un combattente: non solo mi alleno tenacemente e continuamente, ma sono veloce, rapido, scattante. Tra un allenamento e l'altro solo brevi momenti di recupero. Ma ciò che si muove così vivacemente è soprattutto la mente. Non riesco proprio a metterla a riposo.

Settembre 2003. Ho riletto la parte storico-economica: 600 pagine di estratti per poco meno di 20 libri letti. Devo trovare il momento giusto per iniziare una sintesi in bella copia di circa 200 pagine.

Schema del futuro libro sulla globalizzazione: riguardo alla prima parte economica, partire da Marx per chiarire la legge tendenziale proiettandola ad oggi; procedere con Keynes e terminare con i marginalisti per mostrare come l'economia politica del Novecento abbia seguìto la strada delle scienze della natura, quella dell'utile finzione e della fittizia convenzione, preparando la strada a ulteriori sviluppi verso la menzogna storica; quindi, passare alla "postmodernità" della "globalizzazione", cominciando da Rifkin, Klein, ecc. per definire la "società dello spettacolo" o del "Truman show".

Al momento, queste sono le mie tesi di fondo:

1) il principale fine del capitale mondiale è sempre stato il saggio medio del profitto, conseguito con la produzione e la realizzazione del plusvalore (Marx);

2) il principale problema vitale del capitalismo è la contraddizione che produce la caduta tendenziale del saggio medio generale del profitto (Marx);

3) tutte le scuole economiche hanno cercato di metterci una pezza agendo sulle controtendenze alla caduta del saggio del profitto, che già Marx aveva individuato come tentativi protempore che non garantiscono affatto l'eternità del capitalismo: dal Novecento, e ancora nel nuovo millennio, ci si comporta, invece, come se il capitalismo dovessa durare in eterno;

4) attualmente il problema si è fatto preoccupante, perché, se è vero che la produzione del plusvalore assoluto è fortemente cresciuta per il contributo della produzione a basso costo del lavoro del terzo mondo, soprattutto della Cina, la realizzazione di esso può essere attuata principalmente da una minoranza della popolazione mondiale: gli shopper dell'Occidente;

5) problema insolubile questo, che si è creduto di risolvere con la soluzione ciecamente necessaria del Truman show per lo shopping sfrenato dell'Occidente.

Riguardo alle altre parti, quella politica e militare e le questioni di metodo della politica internazionale, posso solo anticipare che avrò bisogno di almeno un altro quinquennio, con una media di circa 150-200 pagine di bella copia all'anno, per un totale 750-1000 pagine complessive, sulla base di almeno 150 libri.

                                                                           --.--

Post scriptum: alla fine del 2007, e con un paio di anni personali e familiari difficilissimi, da tutti i punti di vista, sono riuscito, comunque, a realizzare l'ipotesi inferiore: 750 pagine.


Post scriptum 2012. E' passato soltanto un decennio e la situazione si è completamente rovesciata: lo shopping sta slittando decisamente da un Occidente non più del tutto "opulento" a un Oriente non più del tutto "povero", anzi in espansione (Cina e India per fare solo due esempi), ma il problema della caduta del saggio medio del profitto è rimasto; anzi, si è accentuato con lo scorrere del tempo.


                                                                       







venerdì 9 febbraio 2018

Alcune pagine del mio diario di studio ventennale

Come sia riuscito a gestire uno studio che abbraccia tutti i principali campi della conoscenza è una domanda che può sorgere spontanea in chi capita, anche solo per caso, di entrare in questo blog. In effetti passare dalla teoria della conoscenza, alla fisica, alla biologia e alla storia di ieri e di oggi è stato un impegno gravoso. In tutti questi campi si è sviluppato il mio lavoro ventennale (1993-2012), dopo una fase preparatoria di studio (1985-1992), e prima della conclusione incentrata sul blog come forma sui generis di pubblicazione (2010-2018).

Come risposta alla domanda mi limiterò a citare una brevissima sintesi di alcune pagine del mio diario di studio, a cominciare da quelle dedicate a un periodo di lavoro molto intenso, dopo una breve crisi.

"Diario 3 Agosto 1998

Momento di crisi. Ho interrotto lo studio di biologia molecolare per circostanze da me indipendenti: tutto mi appare difficile e complicato. E' la prima volta che mi capita dal 1993. Timore di non farcela! Ma quando potrò disporre del mio tempo senza intralci?  Però, forse, questa pausa è come una doccia fredda che ci voleva per spegnere eccessivi entusiasmi: mi attendono dure fatiche e non posso ancora sapere se ce la farò e fino a che punto. Poiché sono frenato da tutto (a cominciare dai mezzi economici), la faccenda si traduce psicologicamente come se io fossi stufo e non soltanto demoralizzato.

venerdì 2 febbraio 2018

La noia assale...

... chi, come l'autore di questo blog, ha fatto dei fenomeni e dei processi complessivi l'oggetto del proprio studio, per oltre un trentennio. E' la noia della ripetizione con la quale i molteplici casi della vita economica politica e militare si presentano, in ogni momento della quotidianità, nei mass media (si chiamano ancora così?): ogni volta ininfluenti come lo possono essere anche i casi della vita di ogni singolo individuo.

E, infatti, se tutti sono presi dal proprio particulare, che riguarda i casi individuali, nessuno vede ciò che riguarda tutti, che sono soggetti alla necessità complessiva. E così, per fare solo un modesto esempio, tutti i romani vedono quel che combinano i "5 Stelle" alla guida della giunta capitolina, ma nessun romano, anzi, nessun italiano prende in considerazione quanto l'Italia conti cosi poco nella Ue.

E, ancora, nessun europeo vede quanto l'Europa conti ancor meno nel "concerto", non più delle Nazioni, ma dei Continenti, dei quali soltanto alcuni, in riferimento ai rapporti di forza, sono decisivi per stabilire la futura egemonia mondiale. E questo è l'attuale oggetto del contendere internazionale, con l'occhio sempre rivolto, però, alla sopravvivenza del "capitalismo senescente".

domenica 31 dicembre 2017

Scienziati senza cervello, autori di supercazzole

Mi è capitato di leggere un articolo su "Le Scienze.it" del 1 luglio 2017, per le cui conclusioni è irrilevante citare gli autori, ma solo perché molto più rilevante è sottolineare il fatto che nessuno abbia fatto obiezioni, eccetto il blog di un autodidatta.

Per la critica di quell'articolo è sufficiente, comunque, citare il titolo e l'incipit: "Contrordine: forse non c'è un limite alla longevità umana. La durata massima della vita umana non ha un limite invalicabile, ma potrebbe continuare ad aumentare. Lo sostiene una nuova ricerca, che ha rivisto i dati usati da uno studio precedente secondo il quale 115 anni sarebbero il massimo raggiungibile, e ne contesta le conclusioni."
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