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mercoledì 12 aprile 2017

"Il cancro non gioca a dadi" di Paolo Vineis

Si potrebbe rispondere fin da subito al titolo di Vineis: come no? Il cancro gioca, eccome, a dadi, ma, nei decenni dedicati al caso e alla necessità mi sono reso conto che nessuno comprende il caso e il suo nesso con la necessità, a cominciare dal semplice gioco dei dadi del quale nessuno conosce il suo reale significato...  Immaginare di trovare le cause dei tumori perchè il cancro non può esere casuale significa non capire la polarita caso-necessità. "Facendo seguito al loro primo controverso articolo 1, che invocava la “sfortuna” (bad luck) per spiegare la maggior parte dei tumori, Tomasetti e Vogelstein hanno nuovamente ottenuto una grande copertura mediatica con il secondo articolo 2, anch’esso comparso su Science (con un terzo autore)".

L'argomento trattato da Vineis mi riporta indietro di diversi decenni, da quando nel 1985 presi come come esempi 1) il traffico automobilistico e 2) la prima guerra mondiale. Esempi che mi permisero di distinguere il caso che riguarda i singoli dalla necessità che riguarda i complessi. Ma di questo si può  leggere in questo blog. Comunque, rifacendomi al più semplice dei due esempi, il traffico automobilistico, potrei paragonare il cancro agli incidenti stradali, considerando che ci sono strade dove capitano frequenti incidenti mortali, così come ci sono tumori più frequenti che dipendono ad esempio dal fumo.  Ma che proprio tizio sia colpito da un determinato tumore o investito da una determinata automobile è soltanto un caso individuale che si trasforma in cieca necessità statistica solo se consideriamo non più il singolo ma il complesso... degli incidenti stradali e dei tumori.

sabato 17 maggio 2014

"L'evoluzione della vita sulla Terra": un articolo del 1994 di Stephen Jay Gould

Rileggendo, dopo venti anni, gli estratti e le osservazioni riguardanti quell'articolo, l'autore di questo blog trova conferma alle sue tesi su Gould; anzi, trova in lui direttamente il passaggio dal fallimento del determinismo al fallimento del suo opposto, l'indeterminismo, confermando la millenaria opposizione metafisica del pensiero umano: determinismo democriteo / indeterminismo epicureo.

Di Darwin, Gould sottolineava- nel suo articolo- il "nuovo meccanismo della causalità evolutiva": "la selezione naturale". E aggiungeva: "Per quanta importanza possa avere questo principio, la selezione naturale non è la sola causa del cambiamento evolutivo (anzi, in parecchi casi, può essere messa in ombra da altre forze)". Non è molto strano che Gould, pur orientando tutto il suo articolo nella direzione della pura contingenza, lo iniziasse partendo da una impostazione deterministica, scomodando la causa, e dimenticando di ricordare che Darwin, come scrisse ad Asa Gray, fu molto colpito dalla presenza del caso?  "Sono conscio di essere in un terribile pasticcio non potendo pensare che il mondo, come lo vediamo, sia il risultato del caso: eppure non posso guardare ogni cosa come se fosse il risultato della necessità".

sabato 1 ottobre 2011

Quasi d'accordo con Boncinelli

Nell'ultimo numero di "Le Scienze", ottobre 2011, uscito in questi giorni, Boncinelli dichiara, come sottotitolo del suo articolo, "le reti artificiali sono più facili da controllare rispetto alle reti naturali". Potremmo essere completamente d'accordo se egli aggiungesse: i prodotti artificiali sono più controllabili perché sono meccanismi creati da noi (secondo il rapporto di causa ed effetto), mentre i prodotti naturali non sono controllabili perché sono fenomeni e processi soggetti alla dialettica di caso e necessità. Ma sarebbe pretendere troppo. Per ora accontentiamoci dell'ammissione del sottotitolo, conseguenza logica di un'altra affermazione che presto vedremo.

giovedì 1 settembre 2011

"La vita inaspettata" di Pievani: solo casuale?

La contrapposizione metafisica tra il caso di Epicuro e la causa di Democrito, secondo la quale ogni cosa (della natura) deve essere, rispettivamente, o contingente o determinata da un causa, ovvero, o solo casuale o solo necessaria, rappresenta la principale palla al piede della teoria della conoscenza. La necessità, in questa contrapposizione diametrale, appartiene solo al campo della causalità. Due millenni di storia del pensiero umano hanno consacrato questa necessità deterministica in opposizione diametrale al caso indeterministico.

Divise in due da questa barriera, non rimaneva alla teoria della conoscenza e alle varie scienze che un'unica inclinazione: dare continuamente vita a duplici concezioni diametralmente opposte: chi non ricorda la contrapposizione tra il determinismo di Einstein e l'indeterminismo di Bohr, nella fisica degli anni '30, oppure la contrapposizione tra il determinismo di Dawkins e l'indeterminismo di Gould, nella biologia evolutiva, dagli anni Settanta-Ottanta in poi? E sono solo due tra i mille esempi che si potrebbero citare.
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