giovedì 25 maggio 2017

La scienza attuale e l'autopoiesi

Dice Soldani che, "consegnando tutto nelle mani del soggetto", privando la cultura dalla convalida oggettiva da parte del mondo fisico, "l'autopoiesi è probabilmente apparsa alle altre discipline troppo radicale ed estrema, giacché la sua enfasi pressoché esclusiva sul ruolo dell'osservatore... avrebbe... potuto aprire un varco" alla messa in discussione dell'egemonia e del predominio di una scienza corroborata "dalla logica astratta della matematica e dei suoi successi pragmatici". Insomma, la scienza ufficiale, dopo essere riuscita ad accreditarsi l'"immagine oggettiva della conoscenza" non sentiva "alcuna ragione impellente né tanto meno imperativa di cambiare paradigma in maniera così drastica".

E la concezione dei paradigmi di Khun non ha reso più valida l'alternativa tra una vecchia e una nuova concezione. Khun ha mostrato alcuni passaggi storici da vecchie concezioni ad altre nuove, ed è anche vero che la sua concezione ha permesso alla scienza successiva di accumulare così tanti paradigmi -in quasi mezzo secolo dall'uscita del suo libro- che non si capisce come potrà di nuovo accadere ad esempio ciò che è accaduto alla relatività generale, che ha sostituito la teoria di Newton come concezione fondamentale della cosmologia.

Ora, che la teoria di Maturana possa aver incontrato "una reazione ostile all'interno dell'establishment scientifico" dell'epoca, come lui stesso ha spiegato, va attribuito a una ragione più semplice anche se molto seria, perché vitale: accettare, da parte della comunità scientifica, l'autopoiesi e il costruttivismo sarebbe stato come consacrare ciò che, invece, doveva rimanere celato: il proprio convenzionalismo fittizio posto a fondamento di ogni teoria scientifica, come metodo ontologico e non soltanto come metodo pragmatico.

La scienza ufficiale non può dichiarare apertamente d'essere sostanzialmente costruttivista e autopietica (e quindi anche solipsista), non può sostenere d'essere un prodotto della mente di Tizio o Caio (ossia di Einstein o Bohr), i quali possono fare quello che vogliono (ossia hanno potuto fare quello che hanno voluto con il pretesto delle libere creazioni della mente). Del resto, è questa la spiegazione anche dell'attuale difficile rapporto tra gli autori della teoria delle superstringhe, con i loro atteggiamenti teologici e mistici, e la comunità dei fisici.

Soldani è sempre molto prolisso, perciò ci limiteremo a citare soltanto questo passo significativo: "Il costruttivismo, in altre parole, minava la pratica della scienza perché col suo soggettivismo e la sua enfasi sulla funzione attiva dell'osservatore nel dare forma alla nostra conoscenza le sottraeva qualsiasi indipendenza e autorità, relativizzando i suoi concetti e inoculando al suo interno l'arbìtrio dei diversi punti di vista, un'eresia quest'ultima intollerabile per il pensiero occidentale del tempo"

Questa è una esagerazione, perché la comunità scientifica era già stata "avvisata" dalla concezione di Kuhn, e di concessioni ne aveva già fatte anche troppe a parecchi nuovi paradigmi, però non poteva farne fino al punto di identificarsi con i sostenitori del costruttivismo e dell'autopoiesi! Comunque, queste ultime due tendenze possono essere apparse eretiche alla religione cristiana, ma non certo alla fisica quantistica. Non è stato Heisenberg a pretendere  di concepire l'osservazione come creatrice della "traiettoria" e soltanto al momento della sperimentazione?

Soldani non vede la vera ragione dell'intolleranza di una comunità scientifica che non tollera d'essere smascherata e spodestata: è solo per questo motivo che la fisica quantistica ha bollato come "delirio logico" "la ricorsività e l'autoreferenza". Dopo aver lottato per far accettare la propria "eresia", la fisica quantistica avrebbe dovuto farsi da parte per farsi superare, sul proprio terreno fittizio, dal costruttivismo e dall'autopoiesi? Ma andiamo! 

Nel passo che segue Soldani è molto più vicino alla realtà dei fatti: "Definire una "conclusione estrema" inaccettabile [Nicolescu] la creazione del mondo da parte dell'osservatore, dopo aver visto, testi alla mano, che in pratica tutta la scienza contemporanea, per esplicita ammissione di chi la fa, dipende da una ragnatela di assunzioni indimostrabili e "postulati metafisici" arbitrari, non può naturalmente che rappresentare l'inconscia (e forse non del tutto lucida) manifestazione di ben altri "intenti"." Se avesse aggiunto che si trattava di postulati convenzionali e fittizi, egli avrebbe colto completamente nel segno.

Poi Soldani s'imbarca in un lungo e sottile discorso sulle contraddizioni che riguardano le due concezioni, fino a giungere, finalmente, a una questione consistente: quale regola vige nella comunità scientifica? Forse la democrazia partecipativa? Ovvero le decisioni sono prese con un voto di maggioranza? Lakatos lo esclude. Ma si dovrebbe, invece, ritenere che in molti casi, soprattutto nelle teorie di successo, si tratti di decisioni prese a maggioranza. Boncinelli, invece, afferma che non c'è "posto per il princìpio di realtà. Nessuno parla ex cathedra. La scienza è per sua natura nemica di ogni autoritarismo e apriorismo" e da questo punto di vista essa "è infine un'arena di discussione e di critica, senza steccati e autoritarismi". Perciò "la scienza -conclude Boncinelli- rappresenta una grande scuola di libertà e di democrazia".

Il commento stroncante di Soldani qui ci sta a pennello: "La sgradevole sensazione è che qui si menta sapendo di mentire", anche perché è lo stesso Boncinelli ad affermare che il sapere è custodito e convalidato da "una ristretta comunità di individui" e ad ammettere che "la scienza può apparire arrogante" confermando la propria inguaribile presunzione, espressa qui nella sua identificazione con la scienza. Ma arrogante può essere soltanto questo o quello scienziato, perciò un Boncinelli può essere arrogante, e troppo spesso lo è caratterialmente. Insomma, lui è il singolo scienziato che troppo spesso si arroga il diritto di convalidare e custodire un determinato paradigma.

Seguendo Soldani si può incontrare anche un interessante parallelo tra Maturana e Kant, parallelo che conferma la mia tesi sui costruttivisti, da intendersi come kantiani delusi e perciò più estremisti rispetto ai soliti convenzionalisti. La conferma ci viene da Maturana che afferma: "Kant parte dalla inconciliabilità della cosa-in-se-stessa, di una realtà assoluta indipendente data, che rappresenta per lui l'ultimo punto di riferimento. Io sostengo, tuttavia, che è privo di significato parlare di cosa-in-se-stessa, anche concedendo che sia inconoscibile. La sua esistenza non può infatti essere confermata in nessun modo, perché tutto quello che noi possiamo dire a suo proposito è dipendente dalle nostre personalità e percezioni".

E per finire aggiungiamo che Soldani ammette, verso la fine del suo 2° volume, che Einstein e Bohr, pur essendo antagonisti, si collocavano sullo stesso piano cognitivo convenzionale, tipico delle libere creazioni della mente e quindi erano, di fatto, autopoietici. Con ciò dimostrando che anche gli autopoietici possono essere tra loro antagonisti e che l'autopoiesi non rappresenta nulla di fondamentalmente nuovo, ufficializzando con altro nome quelle che sono sempre state le costruzioni teoriche convenzionali e fittizie di un passato, appena trascorso, della fisica del Novecento.


* "LE RELAZIONI VIRTUOSE. L'epistemologia scientifica contemporanea..." 2007,  di Mario Soldani

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