giovedì 7 marzo 2013

I) "Buco nero", l'irreale maschera della reale materia oscura

Il fisico Kip S. Thorne, in "La ricerca dei buchi neri", così definisce il "buco nero": "un buco con un campo gravitazionale così forte che anche la luce catturata è trattenuta nella sua massa; un buco che curva lo spazio e piega il tempo (sic!)".

Indicare con il termine di "buco" qualcosa che produce la massima intensità gravitazionale, raggiungibile nel cosmo, non solo rappresenta il principale controsenso di questo concetto relativistico, considerato da tutti i fisici prodigiosamente strano, ma significa anche eludere la principale, difficile, questione della fisica: quella della massima densità raggiungibile della materia.

Come vedremo ricostruendo la storia delle idee che hanno prodotto la strana locuzione di "buco nero", tutto nacque dalla considerazione puramente newtoniana della "velocità di fuga" della materia da un grave, in rapporto all'attrazione gravitazionale da esso prodotta. Per farla breve, se, ad esempio, tutta la massa della Terra fosse compressa fino a raggiungere 5,58 cm di diametro, l'incredibile aumento di densità produrrebbe un'attrazione gravitazionale talmente intensa da portare la "velocità di fuga" ad eguagliare la velocità della luce, così da non permettere a nessun oggetto materiale di sfuggire a quel campo gravitazionale; e una ulteriore compressione di questa sfera avrebbe come conseguenza teorica l'intrappolamento della luce stessa.

Per raggiungere condizioni così estreme di densità della materia, nel cosmo, occorrono, però, eccezionali collassi gravitazionali, come possono, ad esempio, verificarsi in stelle che superano di alcune volte la massa del Sole, oppure nei nuclei di galassie, ecc. E qui troviamo il primo assurdo controsenso della teoria relativistica dei "buchi neri". Scrive Thorne: "Quando un fisico si accinge ad analizzare un buco nero, non deve affrontare la complessità della materia con la sua struttura molecolare, atomica e nucleare. La materia che è collassata per formare un buco nero è semplicemente scomparsa (sic!)": "tutte le proprietà del buco nero sono determinate completamente dalle leggi di Einstein per la struttura dello spazio vuoto". Insomma, scompare la materia, ma, come vedremo, rimane la massa e il momento angolare!

Se rileviamo queste assurdità, dobbiamo però aggiungere che una valida critica della teoria relativistica dei "buchi neri" non può limitarsi a questo genere di rilievi, e per due buoni motivi: il primo, perché i fisici sono immunizzati contro qualsiasi forma di incredulità nei confronti delle loro assurdità teorico-matematiche; il secondo, perché la teoria relativistica dei "buchi neri" non può evitare del tutto di fornire elementi contraddittori che, se esaminati con attenzione, permettono di ricostruire nessi essenziali per la reale soluzione.

Così, partendo proprio dalla "scomparsa della materia", siamo in grado di formulare un nesso che conferma la nostra ipotesi della materia oscura. La questione si presenta nei seguenti termini: il limite di massima densità raggiunto dalla materia nei collassi gravitazionali di grandi corpi cosmici rappresenta quella condizione estrema nella quale scompare la materia ... visibile. Ma la materia visibile è solo una minima percentuale della materia totale; di conseguenza, nei collassi gravitazionali non scompare tutta la materia, bensì la sua forma luminosa. Ciò che rimane è uno stato della materia che non ha niente a che fare con le forme materiali prodotte dalla evoluzione della materia nel cosmo. Nella nostra ipotesi, questo stato della materia può essere definito oscuro in quanto non appare visibile, ma è presente proprio in quanto rappresenta la forma di massima densità della materia prodotta dai collassi cosmici.

Ora, se la scomparsa della materia è un'assurdità, la "scomparsa" della materia visibile, luminosa è una realtà, sulla quale possiamo fare la seguente ipotesi: un corpo cosmico, compresso fino al limite massimo di densità della materia, diventa un oggetto materiale che non può più irradiare energia, perché tutta l'energia di siffatto stato della materia va perduta nel collasso gravitazionale: tutto ciò che rimane è pura massa gravitazionale, alla sua massima densità.

Il "difetto di massa", ovvero la perdita di energia, di questo stato della materia rappresenta il limite estremo, raggiunto il quale la materia può solo manifestare caratteristiche estreme: 1) l'assoluta mancanza di forma interna, 2) la massima energia potenziale gravitazionale, possibile per un corpo materiale, 3), infine, il rapidissimo movimento rotatorio, il massimo possibile per un corpo materiale; ciò che determina la forma a disco estremamente appiattito. In definitiva, nella nostra ipotesi, il fittizio "buco nero" è in realtà la maschera che cela un disco di materia oscura o spinar.

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Tratto da "Il caso e la necessità - L'enigma svelato - Volume Secondo  Fisica" (1992-2003) Inedito

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