mercoledì 7 novembre 2012

Riflessioni personali e questioni di metodo

I miei libri, i miei scritti sono le mie sintesi per la conoscenza: senza di esse gran parte del mio serbatoio di conoscenza andrebbe perso anche per me, perchè perderei la memoria delle riflessioni, dei ragionamenti, delle dimostrazioni svolte e delle soluzioni trovate. I miei scritti rappresentano la sintesi di vent'anni di lavoro su una nuova teoria della conoscenza, per comprendere la quale occorrono cervelli allenati da anni di studio e disposti a verificarla nell'ambito delle loro specifiche discipline. Personalmente ho cercato, dopo lunghi studi, di osservarla in ogni ramo scientifico a livello generale e su temi a me più noti. Gli specialisti dovrebbero verificarla non solo nei fondamentali delle loro discipline, ma anche sui problemi specifici, particolari e soprattutto più urgenti, da risolvere.

Occorre partire distingendo ciò che appartiene alla sfera del caso da ciò che appartiene alla sfera della necessità. Ad esempio, pioggia = necessità, ma che piova quando il grano deve maturare o deve essere raccolto, per quanto possa favorire o danneggiare gli interessi della produzione contadina, rientra nella sfera del caso. Occorre, però, considerare la seguente circostanza: il fatto che la necessità riguardi il complesso e che il caso riguardi i singoli elementi del complesso considerato non è spontaneamente accettato dal senso comune (soprattutto da quello matematico), e non viene facilmente accettato nemmeno dal pensiero filosofico e scientifico più profondo. Il motivo principale è psicologico: l'uomo, fin dai primordi, non ha accettato di essere individualmente soggetto al caso.

Ma la natura (e di conseguenza la società umana naturale) è dialettica, e se l'uomo fatica tanto a comprenderlo è perché non è naturalmente, individualmente, dialettico. Il suo pensiero individuale è spontaneamente metafisico, opera mediante il binomio scopo-necessità fondato su un altro binomio: causa-effetto. Per diventare dialettico il pensiero umano deve faticare parecchio, perché deve essere capace di studiare, come individuo, processi, fenomeni e oggetti complessivi. L'uomo deve astrarre dai capricci della sua individualità per conoscere la natura guidata dalla dialettica degli opposti polari, il principale e fondamentale dei quali è la polarità caso-necessità.

Rifiutando la fatica del pensiero dialettico, l'uomo filosofico e scientifico, da oltre due millenni, è stato in prevalenza soggettivistico, ha posto in primo piano se stesso come individuo: insomma ha "creato" il mondo terreno e anche ultraterreno a propria immagine e somiglianza. E ancora oggi, il cosiddetto "creazionismo", ma anche il "costruttivismo", e persino ogni forma di pensiero relativistico, ecc. persistono nel soggettivismo originario e spontaneo che intralcia il progresso della teoria della conoscenza.

Per concludere queste riflessioni, sono cinque le principali polarità dialettiche, la prima delle quali rappresenta il punto di partenza fondamentale: si tratta della sfera del caso e della sfera della necessità che, per indicare come polarità, scriviamo: caso-necessità. Seguono le polarità singolo-complesso, dispendio-eccezione statistica, probabilità-frequenza, possibilità-realtà. E' con queste polarità dialettiche che ho lavorato nei miei scritti e invito gli studiosi di ogni disciplina a farlo nel proprio campo, nella propria specializzazione.

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