Nel secondo volume delle "Teorie Sul Plusvalore" Marx, affrontando la rendita fondiaria, ritorna sulla questione del saggio generale del profitto per ribadire che è errato sostenere "che la concorrenza dei capitali determini un saggio medio del profitto livellando i prezzi delle merci ai loro valori. Al contrario essa lo determina trasformando i valori delle merci in prezzi medi nei quali una parte del plusvalore di una merce è trasferita ad un'altra ecc."
Comprendere questo trasferimento del plusvalore non è semplice. Marx precisa: "Il valore di una merce è = alla quantità di lavoro pagato + non pagato [plusvalore], in essa contenuto. Il Prezzo medio di una merce è = alla quantità di lavoro (oggettivato o vivo) pagato in essa contenuto + una quota media di lavoro non pagato che non dipende dal fatto che esso era contenuto o meno nella stessa merce in questa ampiezza o se ne era contenuto più o meno nel valore della merce".
In sostanza, non importa chi ha prodotto e come la sua quota di plusvalore, perché ciò che conta è l'intero serbatorio di plusvalore prodotto nella produzione complessiva capitalistica. Perciò, se confrontiamo la produzione delle merci a basso contenuto di capitale costante (come può essere oggi, ad esempio, il confronto tra la produzione di beni di consumo nei PVS e la produzione di alta tecnologia nei PSA), possiamo dire: nel primo caso è prodotto molto plusvalore, nel secondo poco plusvalore (in relazione al capitale variabile, ossia alla forza lavoro impiegata), quindi le merci avranno, rispettivamente valore maggiore o minore.