domenica 3 marzo 2013

E' un clown il vincitore della politica spettacolo, ma...

Per decenni la "società dello spettacolo" ha spettacolarizzato la politica: non si contano gli spettacoli che, nel frattempo, ogni rete televisiva ha creato per la politica, senza che i politici stessi si rendessero conto di essere ridotti al ruolo di servitori dello shopping, schiavi degli spot che letteralmente li ammutolivano.

E adesso ci si stupisce che non solo un uomo di spettacolo, ma persino un clown, abbia letteralmente vinto togliendo ogni potere alla politica parlamentare? Ma potevano i politici, assoggettati allo spettacolarismo della politica, mantenere quella dignità che, ad esempio, ostinatamente un capo di partito pretendeva per sé, pur afferrando metaforicamente spazzole per non pettinare i capelli delle bambole o per non smacchiare i giaguari?

Costretti a giocare con le regole dello spettacolo televisivo, i politici parlamentari hanno maldestramente maneggiato i suoi caustici strumenti corrodendo la propria immagine, mentre un clown del mestiere poteva maneggiare continuamente i carboni ardenti anche della più corrosiva delle satire, fino all'insulto più impietoso, senza scottarsi neppure un pò, anzi "riscaldando" i suoi futuri elettori (stando però fuori dalla politica spettacolo televisiva). 

sabato 2 marzo 2013

L'emulazione è un vocabolo scomparso

Scomparso a tal punto che Wikipedia ne ignora persino l'esistenza, limitandosi a indicare soltanto il termine "emulatore" in relazione all'informatica.

Un vocabolo scompare dal lessico di una società quando socialmente non esiste più il contenuto che esso rappresentava. Nel caso della "emulazione", si tratta dell'aspirazione a eguagliare e a superare una persona di valore: ad esempio, affermare "Giotto emulo di Cimabue", significava indicare un allievo in grado di eguagliare ma anche superare il maestro.

La sfera della emulazione è sempre stata, nella società umana, quella in cui agivano individui capaci in qualche abilità, mestiere, arte o professione, cultura, filosofia e scienza. Così, nella vita sociale gli individui incontravano altri individui con determinate qualità suscettibili di emulazione. In ogni attività, e in special modo nella sfera intellettuale e artistica, l'emulazione ha sempre avuto un ruolo fondamentale, giustificando la spinta individuale a farsi notare, a emergere, a compiere imprese degne di nota e di plauso.

venerdì 1 marzo 2013

Abbagnano: sul solipsismo egocentrico

Secondo Abbagnano ("Dizionario di Filosofia" (1964)) solipsismo "è la tesi che esisto solo io e che tutti gli altri (uomini e cose) sono soltanto mie idee. Il termine più antico per indicare questa tesi è egoismo o egoismo metafisico o egoismo teorico".

L'accettazione più o meno esplicita che gli atti o le operazioni del soggetto (dell'io) sono conosciuti in modo immediato e privilegiato ed hanno pertanto una certezza assoluta, dice Abbagnano, ha fatto assumere talvolta il solipsismo o come punto obbligato della teoria della conoscenza o come procedimento metodologico. Quest'ultimo punto di vista apparterrebbe al positivismo logico, soprattutto di Wittegenstein e Carnap. Per il primo: "I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo", ossia, "ciò che il Solipsismo vuol dire è affatto giusto, soltanto non può essere detto, ma si manifesta. Che il mondo sia il mio mondo si rivela nel fatto che i limiti del linguaggio (del linguaggio che io solo capisco) costituiscono i limiti del mio mondo", e che pertanto "io sono il mio mondo".

Abbagnano osserva: "In realtà il presupposto del positivismo da cui nasce il S[olipsismo] è il riflesso nella teoria del linguaggio della tesi idealistica: gli elementi del linguaggio sono segni d'esperienza immediata, perché le esperienze immediate sono la sola realtà".

Premessa alle osservazioni critiche sul "Dizionario di filosofia" di Abbagnano

Per comprendere le "voci" del "Dizionario" di Abbagnano, occorre considerare che il suo autore divide il pensiero filosofico in tre filoni.

1) il primo, fondato sul concetto di sostanza o essenza necessaria, fondamentalmente deterministico, inizia con Aristotele e prosegue con Cartesio, Spinoza, ecc.; e giunge fino a lambire il tempo attuale, sebbene venga, per così dire, bloccato dalla operazione criticista di Kant che Abbagnano pone nel primo filone, ma che appare preparare la strada al secondo e persino al terzo.

martedì 26 febbraio 2013

Risultati elettorali 2013: e adesso chi dirige o comanda?

Se per un momento facciamo mente locale sul fatto che Bruno Vespa, commentando i risultati elettorali con i direttori delle varie testate editoriali, nella trasmissione "Porta a porta", dove si era appena stabilito che questi risultati rappresentavano lo scenario peggiore che ci si poteva aspettare per l'Italia (parole di Antonio Polito, approvate da tutti), abbia dovuto interrompere tutti per dire: "adesso due minuti di pubblicità e poi riprendiamo", come dovremmo rispondere alla domanda espressa nel titolo?

Il fatto è che, apparente paradosso, sulla democratica politica parlamentare comanda il commercio, lo shopping, perché, in realtà, lo "scenario peggiore" dell'Italia e dell'Europa è il crollo dello shopping e la drastica riduzione del ceto medio, degli shopper. Questo crollo risolve, permettendo di comprenderlo, un risultato elettorale, mentre il risultato elettorale, di per sé, non può risolvere il crollo del ceto medio e degli shopper dell'Italia e dell'Occidente.

giovedì 7 febbraio 2013

"Serendipico", un nuovo neologismo al posto di "caso"

Occorre ammettere che tutti i neologismi che usurpano il caso, a cominciare dalla "stocasticità" per finire con la "serendipity", appaiono essere, nei confronti della causalità, meno offensivi del puro caso. Caso che, nella storia umana, ha acquistato anche la cattiva fama di immeritata fortuna in relazione all'operare dei singoli individui.

Come possiamo leggere qui di seguito, in riferimento a certi risultati sperimentali imprevedibili, che, pur non essendo cercati a proposito, vengono scoperti e premiati con i Nobel, Tommaso Maccaro ci tiene a sottolineare che, in tali casi, si deve parlare di attività serendipica, perché non sarebbe "stata premiata la casualità della scoperta (sarebbe stato un Nobel alla fortuna) bensì la sagacia degli scopritori che hanno saputo capirne ragione, implicazioni e sviluppi". ("Scienziati senza scarpe (ma guidati dalla curiosità)" in "Scienzainrete").

giovedì 10 gennaio 2013

"Siamo soli nell'universo?" di Howard A. Smith

L'autore di questo articolo, uscito su "Le Scienze" di Dicembre 2012, si avvicina molto alla teoria, sostenuta in questo blog, della origine eccezionalmente rara della vita intelligente nel cosmo: l'uomo sulla Terra è il risultato di un grande "dispendio" cosmico, quindi molto, molto improbabile immaginare di poter trovare nei paraggi (ad esempio in vicine gallassie) altra vita intelligente.

Per rimarcare questa rarità nella forma di grande eccezionalità, l'autore dell'articolo capovolge giustamente il vecchio principio antropico stabilito dalla "osservazione che le costanti fisiche del cosmo sembrano perfettamente regolate per renderlo un luogo ideale a ospitare esseri intelligenti": "La mia impressione è che si possa applicare anche un principio "misantropico*". Uso questo termine per esprimere il concetto che gli ambienti e le opportunità biologiche in questo universo sono così ampi, vari e poco collaborativi (o addirittura ostili), costantemente o in qualche momento dei 3-4 miliardi di anni necessari per l'evoluzione di esseri intelligenti, che è improbabile che questi esseri si sviluppino, prosperino e sopravvivano facilmente".
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