La crisi delle borse e la pretesa responsabilità dei comportamenti individuali (scritto nel 2008)
Paradossalmente, il pluralismo relativistico laico e il dogmatismo teologico, sempre in polemica tra loro, si trovano oggi dalla stessa parte nell'assumere, come protagonista del "lunedì nero" delle borse, il comportamento individuale. La cieca necessità complessiva del capitalismo senescente viene, così, messa al riparo (nascondendola dietro il paravento del comportamento individuale) proprio da quelle due ideologie che, pur da opposti fronti, temono la conoscenza reale del processo economico capitalistico.
Sul versante laico, pluralista relativista, troviamo il direttore del "Corriere della sera", Pietro Ostellino, il quale, due giorni dopo il "lunedì nero", ha attaccato violentemente i "sistemi chiusi e dispotici" nel momento stesso in cui la sua amata "società aperta", la democrazia liberale, a dire di tutti, sta rischiando il "grande crollo". Per difenderla, egli sostiene che "il liberalismo -prima di essere la dottrina delle libertà e dei limiti del potere (politico, economico, sociale)- è una metodologia empirica della conoscenza. Che riconduce tutti i fenomeni attribuibili a soggetti collettivi -i sistemi politici, le istituzioni, il mercato, il capitalismo, eccetera- ai comportamenti individuali".
Paradossalmente, il pluralismo relativistico laico e il dogmatismo teologico, sempre in polemica tra loro, si trovano oggi dalla stessa parte nell'assumere, come protagonista del "lunedì nero" delle borse, il comportamento individuale. La cieca necessità complessiva del capitalismo senescente viene, così, messa al riparo (nascondendola dietro il paravento del comportamento individuale) proprio da quelle due ideologie che, pur da opposti fronti, temono la conoscenza reale del processo economico capitalistico.
Sul versante laico, pluralista relativista, troviamo il direttore del "Corriere della sera", Pietro Ostellino, il quale, due giorni dopo il "lunedì nero", ha attaccato violentemente i "sistemi chiusi e dispotici" nel momento stesso in cui la sua amata "società aperta", la democrazia liberale, a dire di tutti, sta rischiando il "grande crollo". Per difenderla, egli sostiene che "il liberalismo -prima di essere la dottrina delle libertà e dei limiti del potere (politico, economico, sociale)- è una metodologia empirica della conoscenza. Che riconduce tutti i fenomeni attribuibili a soggetti collettivi -i sistemi politici, le istituzioni, il mercato, il capitalismo, eccetera- ai comportamenti individuali".