lunedì 23 dicembre 2013

Il concetto di emergenza in neurologia

Anche Gazzaniga, in "CHI COMANDA?" (2011), sottolinea il concetto di "emergenza" "come fenomeno comune accettato in fisica, biologia, chimica, sociologia, e persino nell'arte". "Tuttavia -egli aggiunge- l'idea di emergenza viene rigettata da molti neuroscienziati i quali siedono seriosi in disparte e continuano ancora a scuotere la testa. Stavano festeggiando il fatto di aver finalmente rimosso l'omuncolo dal cervello, sconfitto il dualismo, scacciato tutti i fantasmi dalla macchina (!): erano certi che dentro non fosse rimasto nulla. Temono, però, che inserire l'emergenza nella equazione possa implicare che il lavoro sia svolto da qualcosa di diverso rispetto a quella macchina deterministica che è il cervello, e che così si permetta al fantasma di rientrarvi".

E' il timore di dover abbandonare la "precisione" della metafora meccanicistica, sostenuta dal pensiero determinista, che fa scuotere la testa di molti scienziati di tutte le discipline di fronte all'idea dell'emergenza e, peggio ancora, di fronte all'idea della dialettica caso-necessità. Ma che il problema di fondo sia quello di evitare l'abbandono della metafora meccanicista lo conferma persino la posizione di Gazzaniga, pur benevolo, contraddittoriamente, nei confronti dell'emergenza.

Infatti egli ribadisce: "La chiave per capire l'emergenza è comprendere che vi sono diversi livelli di organizzazione". Ecco il solito errore: non comprendere che il concetto di organizzazione appartiene ai prodotti dell'uomo, non a quelli della natura. Ora, se è vero che in natura esistono diversi livelli di complessi necessari (ciascuno costituito da grandi numeri casuali appartenenti al livello sottostante, inferiore, mentre, a sua volta, è costituente, come singolo numero casuale fra tanti, di un complesso superiore), quando si considera questa successione di complessi necessari come livelli di organizzazioni diverse, significa concepirli come macchine componenti di macchine, a loro volta composte da altre macchine, ecc. Perciò, riferire questa idea ai prodotti naturali significa snaturarli equiparandoli ai prodotti artificiali.

E non si tratta solo di una imprecisione formale, si tratta di un errore sostanziale, perché la produzione umana è fondata sul minimo dispendio, sulla massima economia, mentre, all'opposto, la produzione naturale è contrassegnata da un enorme dispendio! Dunque, l'autodidatta non si stancherà mai di ripeterlo, anche a costo di annoiare: in natura è il reale dispendio che smentisce il meccanicismo deterministico!

Questa idea fondamentale sfugge anche a Cazzaniga che adduce come esempio quello dell'auto, che è un meccanismo composto da altri meccanismi. Ebbene si, l'auto come prodotto umano segue le leggi del determinismo meccanicistico, eppure, paradossalmente, fu proprio con l'esempio dell'auto che l'autodidatta, autore di questo blog, nel 1985, ha potuto intuire la dialettica caso-necessità, concependo  due sfere in opposizione dialettica: quella della singolarità casuale (la singola auto in movimento su strada) e quella della complessità necessaria (il complesso del traffico automobilistico)*.

Gazzaniga, invece, vede solo un lato della faccenda: l'auto come complesso prodotto dall'uomo (in maniera molto economica), e pretende poi di paragonare ad essa il cervello, prodotto invece dispendiosamente dalla natura in centinaia di milioni di anni: "La stessa cosa -egli scrive- vale per il cervello. I cervelli sono macchine automatiche". Affermazione questa assolutamente errata: sostanzialmente una metafora meccanicistica, opposta alla realtà naturale proprio perché elude il dispendio.

E così, per non voler rinunciare né alla nuova idea emergentista né alla vecchia idea meccanicista determinista, Gazzaniga cade nella più completa contraddizione confondendo tra loro "determinismo" e "probabilità": Infatti scrive: "Le moderne neuroscienze accettano volentieri che il comportamento umano sia il prodotto di un sistema deterministico in forma probabilistica (sic!), guidato dall'esperienza." E, dopo un simile pasticcio gnoseologico, si chiede smarrito: "Ma come fa l'esperienza a svolgere il ruolo di guida?"

Sommerso dalla confusione, egli cerca di cavarsela con l'idea di "emergenza gerarchica" che aggiunge ulteriore confusione: "L'idea complessiva è che abbiamo una gamma di sistemi gerarchici emergenti che passano dal livello della fisica delle particelle a quello della fisica atomica, della chimica, della biochimica, della biologia cellulare, della fisiologia, fino ad emergere nei processi mentali". Sostenere questo significa semplicemente indicare i vari livelli successivi di complessità prodotti dalla natura, ai quali gli emergentisti hanno aggiunto soltanto il verbo: "emergere" accanto al verbo "passare". Ma l'idea del passaggio da un livello a un altro era già nota a Spinoza, che la espresse correttamente con i "plura entia". Ma ciò che chi scrive ha chiarito, con una nuova teoria, è che in natura ad ogni livello si trova un complesso necessario costituito di numerosissimi elementi casuali, il passaggio dei quali (o la cui emergenza) al complesso necessario è, soprattutto, dispendioso.

C'è però un momento in cui Gazzaniga arriva molto vicino alla nuova teoria dialettica. E' quando scrive: "Un cervello buono per tutti? Il problema della variabilità individuale. Come le impronte digitali anche i cervelli sono molto diversi tra loro e hanno una configurazione unica, tanto che ognuno di noi risolve i problemi in modi diversi. Questa è una cosa nota a tutti, ma c'è anche una ricca storia di variabilità individuali stilata in psicologia; tuttavia, tutto è stato accantonato quando il brain imaging è stato per la prima volta messo a punto". Con la conseguenza solo apparente che anche "le neuroscienze hanno il proprio piccolo principio di indeterminazione", ossia hanno come punto di partenza numerosi singoli elementi che, come le impronte digitali, sono tutti casualmente diversi tra loro.

Quindi avrebbe dovuto concludere che il principio di indeterminazione vale solo per il singolo, perchè per il complesso vale la statistica, ad esempio la media di Gauss. Invece, secondo Gazzaniga, sorge un problema "Se la maggior parte delle informazioni sull'attività del cervello provengono da medie di gruppo come questa, come si arriva al singolo individuo? Come si arriva all'imputato nell'aula di giustizia?" Ecco un problema pratico, giuridico e sociale, che però non può trovare soluzione nella scienza umana, proprio perchè il singolo individuo è soggetto al caso e perciò è diverso da ogni altro individuo; o meglio: è il suo cervello e, conseguentemente, la sua mente ad essere casualmente unici. Quindi gestire questa variabilità in un campo specifico come quello legale, dice giustamente l'autore, "può risultare impossibile".

Sorge allora il problema, scientificamente insolubile, della singola "mens rea", che Gazzaniga vorrebbe poter determinare proprio come singola mente! Ma, comunque vada con la futura tecnologia, nonostante gli ulteriori progressi, nulla si può fare contro l'inevitabile soluzione dialettica: la conoscenza reale può essere soltanto statistica-complessiva, mentre, riguardo al singolo, c'è solo il caso imprevedibile. Ma se è il caso imprevedibile a creare un assassino? Che fare? Prima, occorre comprendere che, riguardo al singolo individuo, il caso imprevedibile è onnipresente sia riguardo alla vittima di un assassino che a riguardo della vittima di un cancro o di un incidente automobilistico, ecc. E per ogni accadimento esistono reparti specializzati per intervenire, ma possono farlo necessariamente soltanto in quanto organizzati, rispettivamente, per il complesso degli omicidi, dei tumori, ecc. E sono, rispettivamente, le forze dell'ordine, i medici, ecc. Gazzaniga conclude, invece, con la "parzialità nell'aula di giustizia".

Ma è solo quando pone a confronto la posizione di Aristotele con quella  di Platone che egli coglie il vero nodo della questione: "Aristotele sosteneva che la giustizia basata sull'equo trattamento degli individui porti a una società giusta, mentre Platone, con lo sguardo rivolto allo scenario complessivo, pensava che la giustizia nei confronti della società fosse di primaria importanza, e che i casi individuali dovessero essere giudicati in modo da raggiungere tale fine. Eccoci tornati alla dicotomia che abbiamo scoperto esistere tra il pensiero occidentale e quello dell'Asia orientale: a chi bisogna dare la priorità, all'individuo o alla comunità?"

Si tratta  della contraddizione fondamentale della specie umana, che chi scrive ha scoperto da decenni in relazione alla storia millenaria delle diverse società umane**.  Ma qui ci limitiamo solo a notare come Gazzaniga, poche pagine dopo, nella sua postfazione, rifletta la tipica incapacità del pensiero anglossassone di accettare la necessità complessiva pur vedendola. E ciò perchè accettarla significherebbe negare il primato dell'individualismo, fondato sull'immaginaria, fittizia necessità individuale. Scrive, infatti: "Siamo una macchina di qualche tipo che funziona in modo automatico e senza controllo esplicito, quasi dei veicoli delle forze dell'universo (?), forze più grandi di noi e fisicamente determinate (!). Ma allora nessuno di noi è prezioso, perché siamo tutti pedine". Certo, nella società attuale del capitalismo senescente e del Truman show, per fare solo l'esempio più recente, siamo pedine di una necessità complessiva che sovrasta non solo gli individui, ma soprattutto le classi e le nazioni. Comunque, non siamo macchine.

Gazzaniga, ammettendo il tormento dello scienziato, conclude con la seguente domanda: "La spiegazione che ho proposto per questo o quello coglie davvero ciò che accade?" La risposta dell'autodidatta è la seguente: pur avvicinandosi spesso alla realtà, la sua spiegazione non coglie ciò che accade nella realtà!


* Occorre distinguere tra auto come meccanismo e auto come singolo elemento appartenente al traffico automobilistico complessivo. Come meccanismo è sempre soggetta alle leggi meccaniche, cioè al rapporto deterministico di causa-effetto. Ma, come un elemento di grandi numeri di automobili che producono il traffico nel suo complesso, la sua singola sorte è affidata al caso probabilistico che si rovescia nella cieca necessità statistica del traffico complessivo: e questa è una tipica situazione naturale, non a caso creata dalla specie umana: il prodotto più elevato della natura. 

** Basta vedere, sotto le etichette di questo blog: "storia" e "società e storia della globalizzazione".  

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