mercoledì 10 ottobre 2018

L'uscita dalla deflazione si chiama guerra?

Partendo dalla "stretta di mano" tra le due Coree il mio pensiero è andato alla questione militare che, a suo tempo, ho delineato come forma di escalation, sintetizzabile nel seguente modo: quelle che per la guerra precedente (la prima guerra mondiale) erano state le armi nuove utilizzate soltanto negli scampoli finali, sarebbero diventate, nella guerra successiva (la seconda guerra mondiale), le armi prevalenti e decisive.

Così, per coerenza, sono arrivato a prendere in considerazione l'arma nucleare come l'arma prevalente di una futura guerra intercontinentale  (la terza guerra mondiale),  il cui effetto potrebbe essere un numero di vittime calcolabile non più in qualche decine di milioni, come nella seconda guerra mondiale, ma in qualche centinaio.

sabato 22 settembre 2018

La scienza dei prodotti della natura e la scienza dei prodotti dell'uomo

La questione è la seguente: la scienza dei prodotti della natura e la scienza dei prodotti dell'uomo hanno qualcosa in comune? In comune hanno che trattano la medesima materia. Ma l'uomo tratta da sempre una materia le cui molteplici forme si trovano già prodotte in natura dai processi naturali (citiamo uno dei tanti esempi rari ed estremi del nostro passato remoto: i resti dei meteoriti, raccolti e utilizzati dagli ominidi).

Da quando la specie umana si è civilizzata e ha raggiunto un livello tecnologico sempre più elevato, la natura ha continuato ad offrirgli le materie prime, ma l'uomo ha messo in campo un apparato tecnologico sempre più avanzato. Perciò avrebbe dovuto già manifestarsi chiaramente che i due modi di operare, quello naturale e quello umano  (tecnologico), si differenziano non solo quantitativamente ma soprattutto qualitativamente.

venerdì 17 agosto 2018

Sull'azione umana e la sua valutazione

Su mille cose che pensiamo e facciamo, ma soprattutto che scegliamo di pensare e di fare, solo poche sono rilevanti; le restanti o sono semplicemente effimere e di poca importanza o sono spazzatura. Se ciò vale per i singoli individui in maniera pressoché assoluta, riguardo alla società, alle varie organizzazioni, ai partiti, partitini, conventicole, ecc. vale in una misura relativa ma non certo trascurabile. Ad esempio, quante singole azioni politiche hanno un valore duraturo? Quante sono semplici ripetizioni al solo scopo di mantenere un'organizzazione, persino quando questa produce risultati nulli o ininfluenti come sarebbero se non esistesse?

Questo attivismo senza conseguenze riguarda molte sfere dell'azione umana singola e complessiva, ovvero, dell'azione di singoli e di organizzazioni. Nessuno sembra, però, rendersi conto della difficoltà dell'azione foriera di risultati favorevoli, voluti, ossia necessari, e della facilità dell'azione che produce risultati non voluti, ossia casuali. Anzi, nessuno sembra sapere che il risultato necessario (positivo o negativo rispetto ai fini voluti) è spesso conseguenza non voluta del rovesciamento di grandi numeri di eventi casuali e che, quindi, il risultato necessario che s'impone alla fine, il più delle volte, è un "risultato non voluto", ossia una cieca necessità sulla base di grandi numeri di singoli eventi casuali.

mercoledì 18 luglio 2018

Il moto relativo e la relatività di Einstein

Non distinguendo tra moto relativo reale e moto relativo fittizio, sembra che la "relatività" sia una proprietà applicabile alla materia, mentre essa è stata soltanto una convenzione, semplicemente una relazione matematica.

Stewart, come tutti i fisici, confonde la "relatività" matematica con una pretesa relatività della cosa da studiare: il moto. Egli infatti scrive: "cosa significa "in movimento"? Va bene dire che il treno si muove e i binari sono fermi, ma rispetto a che cosa? Il moto è un concetto relativo. Noi, ad esempio, non ci accorgiamo che la Terra gira, ma lo deduciamo dalle albe e dai tramonti; in realtà non "sentiamo" in noi la rotazione".*

Il fatto di non sentire qualcosa di reale, il fatto che il senso comune il più delle volte suggerisca apparenze fallaci, e non solo in fisica, non conferma il relativismo fittizio, il "come se". La conoscenza di una cosa o di un evento o processo non deve necessariamente soddisfare il senso comune, deve, invece  soddisfare il rispecchiamento della realtà di questa cosa o avvenimento o processo. Allora, anche se noi non "sentiamo" la rotazione della Terra attorno al Sole, questa è la realtà, "misurata" scegliendo opportunamente, ossia realisticamente, il sistema di riferimento.

giovedì 12 luglio 2018

Considerazioni definitive sul Nuovo realismo

Nel novembre 2011 Maurizio Ferraris, sul nuovo realismo, scriveva:

"Il vero punto, nel confronto tra realisti e postmodernisti, non è ovviamente l'affermazione o negazione dell'esistenza del mondo esterno, ma il costruzionismo: quanto incidono gli schemi concettuali nella costruzione della realtà naturale e sociale? Infatti nessun realista negherebbe che l'IVA dipenda da schemi concettuali (il che non significa ancora sostenere che siano puramente soggettivi: l'IVA vale -in linea di principio- per chiunque faccia acquisti in Italia). Quello che il realista si chiede è, appunto, fin dove si spinge l'azione degli schemi concettuali, ed è qui che si manifesta il dissidio tra realisti e postmodernisti. Questi ultimi sono molto più generosi nella lista delle parti di realtà che sono socialmente costruite, al punto da affermare, in taluni casi, che noi non abbiamo accesso a un mondo "là fuori", ma solo con ciò che viene costruito dai nostri schemi concettuali."

Con questi sofismi, però, non si arriverà mai a distinguere le due fondamentali e opposte realtà esistenti: 1) la prima, che si è formata in assoluta assenza dell'uomo e soprattutto della sua coscienza, ossia nei miliardi di anni d'esistenza dell'universo intero e della stessa Terra; 2) la seconda, che è stata creata dall'uomo cosciente con fatti e teorie che datano un tempo molto più ristretto: a essere ottimisti 2 millenni, a essere pessimisti un paio di secoli di esistenza della specie umana tecnologicamente più avanzata.

sabato 23 giugno 2018

L'inizio della dialettica caso-necessità nel diario di studio

Il solito commentatore che non vuole apparire mi ha chiesto se avevo ancora l'inizio del mio diario di studio e se potevo postarlo. Ho cercato tra il mio materiale scritto nelle cartelle, l'ho trovato e mi sono deciso ... 

"Gennaio 2013. Ho scritto sul blocco note del mio computer: "Dal 1993, ogni anno,  per venti anni, ho consumato un quadernone di 100 pagine, nel quale ho sintetizzato tutto ciò che riguardava i miei studi: dai nuovi libri letti e compulsati ai loro estratti e alle sintesi in bella copia; dai programmi di lavoro di lungo, medio e breve periodo alle valutazioni sui progressi fatti, ecc. ecc.

Dopo aver accumulato in questo modo una ventina di quaderni annuali fino al 2012 , ho deciso di sbarazzarmene, non prima, però, di averli riletti e di averne tratta una sintesi molto ristretta". In questo modo è uscito fuori il "Diario breve di un autodidatta".

Di questo diario ventennale la parte principale riguarda il primo decennio: il diario dei primi dieci anni di lavoro, 1993-2002, dedicati ai tre volumi fondamentali dal titolo: "Il caso e la necessità - L'enigma svelato-  I Teoria della conoscenza - II Fisica - III Biologia".

Quando arriverà il momento, e la decisione di postare a puntate questo "diario breve" sarà presa, comincerò dal Settembre 1995, ossia dal periodo del primo bilancio complessivo di studio, riguardante il primo triennio (1993-95)."


" Inizio diario breve. I

Settembre 1995. Dopo quasi tre anni di intenso lavoro su teoria della conoscenza, fisica e biologia, mi sono posto il problema dell'approfondimento in bella copia distinguendo tre livelli: 1) per istruirsi, imparare nozioni, ecc. non c'è bisogno di molto: è sufficiente leggere libri, sottolinearli e farne brevi estratti (lo si può fare anche nelle peggiori condizioni economiche, sociali e psicologiche); 2) circostanze relativamente favorevoli possono permettere un lavoro a mosaico con approfondimenti parziali, con risposte parziali a problemi particolari; 3) ma, per passare ai temi più generali, più profondi, con un lavoro sistematico, affrontando problemi tra loro connessi, le cui soluzioni permettano passi avanti nella conoscenza, occorrono un'assoluta concentrazione e il massimo sforzo: condizioni possibili soltanto se la mente è libera da ogni altra preoccupazione.

Fino ad oggi, a partire dal 1993, mi sono potuto permettere soltanto i primi due livelli, raramente il terzo. Ma è arrivato il momento del lavoro sistematico in profondità, anche se la situazione "finanziaria" familiare non è affatto buona.

Poiché il punto di partenza è la "connessione di tutte le cose" -e la principale connessione di tutte le cose da me scoperta è quella della dialettica caso-necessità, per la quale la connessione di causa-effetto rappresenta il fittizio nesso deterministico ottenuto sacrificando il caso-, al momento non ho bisogno di appesantire la parte puramente teorica. Ho trovato la soluzione e devo verificarla nelle scienze della natura.

Vediamo il piano di lavoro sulle scienze naturali.

I) Per la FISICA portare avanti: 1) la soluzione della polarità onda-particella (ci sono vicino); 2) la questione dei costituenti ultimi della materia: non possiamo vederli qui e ora; solo fornendo energia possiamo ricostruire il passato delle particelle (negli acceleratori); questa è la soluzione; 3) allo stesso modo, vediamo apparentemente solo l'universo lontano, ma lontano vediamo realmente soltanto il suo passato; 4) l'entropia: il suo reale significato va concepito in relazione all'automovimento della materia, che dipende dalla soluzione della questione della restituzione dell'energia dissipata; 5) cosmologia: dal big bang al big crunch, da definire.

II) Per la BIOLOGIA, 1) la teoria di Darwin: evoluzione e selezione naturale, risolta con la legge del dispendio in connessione alla polarità caso-necessità; 2) applicare questa soluzione anche alla biologia molecolare, contro il dogma centrale DNA-RNA-Proteine; la statistica al posto del codice genetico puro e semplice -che poi semplice non è; 3) la questione degli introni, del DNA ricombinante e dei transgeni, anche qui sono molto vicino alla soluzione generale; 4) definizione dei principali regni della vita: virus, procarioti, eucarioti = evoluzione cellulare; 5) sull'origine della vita: fecondazione, gestazione e nascita; 6) immunologia: è paradossale, ma questo ramo della scienza, che studio solo da pochi mesi, non presenta per me alcun mistero perché la soluzione statistica viene fuori così facilmente che gli immunologi non sono riusciti a nasconderla del tutto dietro le loro pretese deterministiche.

Infine, devo individuare le principali questioni generali di teoria della conoscenza che sono state evitate dalla comunità scientifica mediante argomentazioni speciose che hanno contribuito alla confusione generale delle scienze della natura (torre di Babele).
 

Maggio 1996. E' arrivato il momento di dedicarmi alla TEORIA DELLA CONOSCENZA: approfondire la teoria di Hegel dalla "Enciclopedia" e dalla "Logica". Il rifiuto del caso e la sottolineatura del determinismo da parte di Lenin mi hanno spinto ad affrontare le due principali opere di Hegel, grazie alle quali poter approfondire le principali polarità dialettiche, soprattutto in relazione al caso e alla necessità.

Risolte, grazie a Hegel, le questioni dialettiche (possibilità-realtà, caso-necessità, ecc.), affrontare in seguito anche altri autori: da Aristotele a Cartesio, a Kant, ecc., ai moderni Kuhn, Popper, ecc. Sulla base delle mie attuali conoscenze di fisica, biologia e storia umana, e con il sostegno della concezione dialettica caso-necessità, credo che sarà una lavoro proficuo: un balzo in avanti nello studio di teoria della conoscenza.

Luglio 1996
. La full immersion su Hegel è durata due mesi - lavorando 12 ore al giorno- (maggio e giugno), con il seguente risultato: circa 100 pagine di estratti dattiloscritti dalla Logica e circa 80 pagine dalla Enciclopedia. Totale 180 pag + circa 20 di sintesi = 200 pagine.

Fine anno. Ho elaborato le "Tesi del 1996" che riguardano la teoria della conoscenza, la fisica e la biologia. Queste tesi stabiliscono i punti fermi per l'approfondimento dei temi riguardanti la stesura dei tre volumi (Teoria della conoscenza, Fisica e Biologia). Sono soddisfatto.

Gennaio 1997. La questione del determinismo di Lenin. Occorre tenere presente che la mancanza di conoscenza delle scienze delle natura è stata per lui il principale ostacolo alla comprensione del rapporto caso-necessità. Del resto, è vissuto soltanto 54 anni, la maggior parte dei quali dedicati allo studio della economia politica e della storia, alla pubblicistica e all'organizzazione del partito rivoluzionario, infine, a una rivoluzione che ha logorato il suo fisico, debilitato da una malattia ereditaria, fino alla morte prematura.

Potendo dedicare alle scienze naturali solo un paio di anni, Lenin è rimasto un dilettante che ha dovuto fidarsi delle autorità scientifiche dell'epoca. Perciò ha potuto solo tentare di applicare ai controversi risultati sperimentali della fisica e della biologia del suo tempo i princìpi marxisti elaborati da Engels nell'Antidhuring (la "Dialettica della natura" era rimasta chiusa in un cassetto della scrivania dello stupido Liebknecht). Troppo poco per non fraintendere e per non insistere sul determinismo riduzionistico come fondamento della scienze naturali, compiendo così un inevitabile, ma fondamentale, errore di teoria della conoscenza.  


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martedì 19 giugno 2018

Un pò per celia... alle prese con la memoria a breve

Una mattina stavo leggendo, un pò svogliato, il libro di Boncinelli, "La vita della nostra mente" (2011), ero sdraiato col corpo sollevato da due cuscini, perciò quasi seduto per poter lavorare meglio, quando, arrivato alla pag 79 sulla memoria, mi sono chiesto: ma perché sto ancora nel letto, invece di alzarmi? Data l'ora dovrei, anche, pensare alla colazione.

Vuoto mentale: insomma, non ricordavo il motivo per il quale leggevo a letto, invece di alzarmi e andare alla scrivania. Ma poi la memoria ha fatto il suo mestiere e sono scoppiato in una risata. Per capire il motivo della risata occorre una premessa.
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