L'"energia stimolata" dal collasso gravitazionale e la formazione di materia oscura
Una delle tante assurdità della teoria relativistica dei buchi neri è la "scoperta" della possibilità di "estrazione" di energia da un buco nero rotante. Grazie al solito metodo dell'esperimento di pensiero, i fisici sviluppano il seguente ragionamento: immaginiano un buco nero rotante di massa M e una particella di energia E0. Immaginiamo poi di far spaccare questa particella in due, in modo che il primo frammento abbia energia negativa (sic!) E1 e cada nel buco nero, mentre il secondo frammento si allontani. Essendo E0 = E1 + E2, poiché E1 è negativa, E2>E0. Di conseguenza avremo: dentro il buco nero Mc2 - E1, e, fuori dal buco nero E0 + E1. "In altre parole -conclude Wald- abbiamo estratto energia di valore assoluto E1 (positiva) dal buco nero. L'espediente con cui abbiamo ottenuto questo risultato è stato quello di costringere (sic!) il buco nero ad assorbire energia negativa".
A noi pare, invece, che il vero espediente sia stato quello di prendere una particella, immaginando di spaccarla in due paradossali frammenti, di cui uno risulti maggiore della particella intera, e l'altro, di conseguenza, risulti negativo (sic!). Ma riguardo all'espediente di costringere il buco nero ad assorbire energia negativa, una cosa è immaginarlo, altra cosa non solo realizzarlo, ma persino immaginarne il modo. Nonostante l'ottimismo espresso nelle seguenti parole: "Questi processi portano alla creazione spontanea di particelle in prossimità di un buco nero, e, in linea di principio, portano alla "evaporazione" del buco nero"", quando poi si tratta di immaginare un modo realistico, occorre rivolgersi a processi fisici molto più semplici e noti, ma con i quali, come vedremo, i buchi neri non hanno niente a che vedere.