domenica 10 marzo 2013

II) Il fittizio modello di "buco nero" e la reale massima densità della materia

Potremmo dire che lo strano modello del "buco nero" elude l'esigenza di spiegare la materia reale al limite massimo di densità. Secondo i coniugi Melchiorri,* lo sviluppo dell'idea di "buco nero" può essere divisa in tre fasi. La prima, quando alcuni seguaci della teoria corpuscolare di Newton pensarono ad un corpo tanto massiccio da richiedere una velocità di fuga superiore alla velocità della luce. Questo corpo era, perciò, pensato invisibile e con una enorme attrazione gravitazionale.

La seconda fase, che i Melchiorri chiamano "geometrica", riguardò lo studio delle proprietà dello spazio-tempo in prossimità di un oggetto di grande massa. Questa fase relativistica non fece che adattare la precedente congettura alle nuove esigenze della teoria della relatività generale di Einstein. "Punto culminante di questa fase è stato il lavoro di Karl Schwarzschild del 1916 e le successive interpretazioni dei suoi risultati. Tra queste l'idea di Eddington del "cerchio magico entro il quale noi non possiamo penetrare con alcun strumento"."

giovedì 7 marzo 2013

I) "Buco nero", l'irreale maschera della reale materia oscura

Il fisico Kip S. Thorne, in "La ricerca dei buchi neri", così definisce il "buco nero": "un buco con un campo gravitazionale così forte che anche la luce catturata è trattenuta nella sua massa; un buco che curva lo spazio e piega il tempo (sic!)".

Indicare con il termine di "buco" qualcosa che produce la massima intensità gravitazionale, raggiungibile nel cosmo, non solo rappresenta il principale controsenso di questo concetto relativistico, considerato da tutti i fisici prodigiosamente strano, ma significa anche eludere la principale, difficile, questione della fisica: quella della massima densità raggiungibile della materia.

Come vedremo ricostruendo la storia delle idee che hanno prodotto la strana locuzione di "buco nero", tutto nacque dalla considerazione puramente newtoniana della "velocità di fuga" della materia da un grave, in rapporto all'attrazione gravitazionale da esso prodotta. Per farla breve, se, ad esempio, tutta la massa della Terra fosse compressa fino a raggiungere 5,58 cm di diametro, l'incredibile aumento di densità produrrebbe un'attrazione gravitazionale talmente intensa da portare la "velocità di fuga" ad eguagliare la velocità della luce, così da non permettere a nessun oggetto materiale di sfuggire a quel campo gravitazionale; e una ulteriore compressione di questa sfera avrebbe come conseguenza teorica l'intrappolamento della luce stessa.

mercoledì 6 marzo 2013

Materia oscura, la massima densità della materia cosmica

Sotto il titolo "Caccia ai buchi neri XL, sono i mostri del cosmo" dell'articolo pubblicato Su la Repubblica.it (6/3/2013), si può leggere "Nuove osservazioni astronomiche suggeriscono la presenza di buchi neri ultramassivi al centro di remote galassie. Con masse di decine di miliardi di volte quelle del Sole". E' grazie a telescopi sempre più potenti che possono essere individuati "buchi neri" sempre più massicci. Col tempo, sarà quindi possibile verificare se la teoria dell'autore di questo blog abbia un fondamento. (A questo riguardo vedere anche gli scritti già postati). 

Riassumendo in maniera molto sintetica: questa teoria sostiene che i cosiddetti "buchi neri" rappresentano il risultato dell'evoluzione cosmica, la quale si manifesta mediante collassi gravitazionali estremi, responsabili della massima densità della materia nella forma di spinar o disco di materia oscura. Poiché ciò avviene a tutti i livelli, dal big bang ai superammassi, agli ammassi, ai gruppi locali e alle galassie, ci dobbiamo aspettare che la maggior parte della materia nel cosmo si trovi in forma di spinar presenti al centro dei complessi cosmici sopra nominati.

domenica 3 marzo 2013

E' un clown il vincitore della politica spettacolo, ma...

Per decenni la "società dello spettacolo" ha spettacolarizzato la politica: non si contano gli spettacoli che, nel frattempo, ogni rete televisiva ha creato per la politica, senza che i politici stessi si rendessero conto di essere ridotti al ruolo di servitori dello shopping, schiavi degli spot che letteralmente li ammutolivano.

E adesso ci si stupisce che non solo un uomo di spettacolo, ma persino un clown, abbia letteralmente vinto togliendo ogni potere alla politica parlamentare? Ma potevano i politici, assoggettati allo spettacolarismo della politica, mantenere quella dignità che, ad esempio, ostinatamente un capo di partito pretendeva per sé, pur afferrando metaforicamente spazzole per non pettinare i capelli delle bambole o per non smacchiare i giaguari?

Costretti a giocare con le regole dello spettacolo televisivo, i politici parlamentari hanno maldestramente maneggiato i suoi caustici strumenti corrodendo la propria immagine, mentre un clown del mestiere poteva maneggiare continuamente i carboni ardenti anche della più corrosiva delle satire, fino all'insulto più impietoso, senza scottarsi neppure un pò, anzi "riscaldando" i suoi futuri elettori (stando però fuori dalla politica spettacolo televisiva). 

sabato 2 marzo 2013

L'emulazione è un vocabolo scomparso

Scomparso a tal punto che Wikipedia ne ignora persino l'esistenza, limitandosi a indicare soltanto il termine "emulatore" in relazione all'informatica.

Un vocabolo scompare dal lessico di una società quando socialmente non esiste più il contenuto che esso rappresentava. Nel caso della "emulazione", si tratta dell'aspirazione a eguagliare e a superare una persona di valore: ad esempio, affermare "Giotto emulo di Cimabue", significava indicare un allievo in grado di eguagliare ma anche superare il maestro.

La sfera della emulazione è sempre stata, nella società umana, quella in cui agivano individui capaci in qualche abilità, mestiere, arte o professione, cultura, filosofia e scienza. Così, nella vita sociale gli individui incontravano altri individui con determinate qualità suscettibili di emulazione. In ogni attività, e in special modo nella sfera intellettuale e artistica, l'emulazione ha sempre avuto un ruolo fondamentale, giustificando la spinta individuale a farsi notare, a emergere, a compiere imprese degne di nota e di plauso.

venerdì 1 marzo 2013

Abbagnano: sul solipsismo egocentrico

Secondo Abbagnano ("Dizionario di Filosofia" (1964)) solipsismo "è la tesi che esisto solo io e che tutti gli altri (uomini e cose) sono soltanto mie idee. Il termine più antico per indicare questa tesi è egoismo o egoismo metafisico o egoismo teorico".

L'accettazione più o meno esplicita che gli atti o le operazioni del soggetto (dell'io) sono conosciuti in modo immediato e privilegiato ed hanno pertanto una certezza assoluta, dice Abbagnano, ha fatto assumere talvolta il solipsismo o come punto obbligato della teoria della conoscenza o come procedimento metodologico. Quest'ultimo punto di vista apparterrebbe al positivismo logico, soprattutto di Wittegenstein e Carnap. Per il primo: "I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo", ossia, "ciò che il Solipsismo vuol dire è affatto giusto, soltanto non può essere detto, ma si manifesta. Che il mondo sia il mio mondo si rivela nel fatto che i limiti del linguaggio (del linguaggio che io solo capisco) costituiscono i limiti del mio mondo", e che pertanto "io sono il mio mondo".

Abbagnano osserva: "In realtà il presupposto del positivismo da cui nasce il S[olipsismo] è il riflesso nella teoria del linguaggio della tesi idealistica: gli elementi del linguaggio sono segni d'esperienza immediata, perché le esperienze immediate sono la sola realtà".

Premessa alle osservazioni critiche sul "Dizionario di filosofia" di Abbagnano

Per comprendere le "voci" del "Dizionario" di Abbagnano, occorre considerare che il suo autore divide il pensiero filosofico in tre filoni.

1) il primo, fondato sul concetto di sostanza o essenza necessaria, fondamentalmente deterministico, inizia con Aristotele e prosegue con Cartesio, Spinoza, ecc.; e giunge fino a lambire il tempo attuale, sebbene venga, per così dire, bloccato dalla operazione criticista di Kant che Abbagnano pone nel primo filone, ma che appare preparare la strada al secondo e persino al terzo.
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