I filosofi di professione, gli accademici, come Abbagnano, semplificano molto il pensiero di Kant quando identificano il "noumeno" con la "cosa in sé"; in questo modo esprimendo, implicitamente, la seguente critica alla filosofia trascendentale: concepire la "cosa in sè" come esistente ma inconoscibile è qualcosa di puramente pensato, quindi può essere soltanto un concetto astratto dell'intelletto; quindi, la "cosa in sé" è per noi vuota, e non possiamo neppure dire se essa esista in noi o fuori di noi. Insomma, la "cosa in sé" è proprio come il "noumeno".
martedì 12 luglio 2011
domenica 10 luglio 2011
L'inconsistente ricetta di Popper
Per Karl Popper non c'è bisogno alcuno di studiare per incominciare a capire un problema, basta tirare a indovinare. Del resto, si è vantato di aver scovato un "minaccioso paradosso" con le seguenti due tesi: "1) la nostra conoscenza è vasta e imponente; 2) la nostra ignoranza è illimitata e opprimente".*
Ma dov'è il paradosso? De te fabula narratur: c'è forse da stupirsi se Popper, di fronte alla conoscenza umana "vasta e imponente", abbia avuto il sacro timore dello studio, e quindi la sua ignoranza sia stata "illimitata e opprimente"? E c'è da stupirsi se alla fine egli non abbia saputo fornire altro che la seguente, inconsistente ricetta?
venerdì 8 luglio 2011
Deridere le cose serie amando seriamente le bazzecole
Si potrebbe dire che il neoempirismo logico si è fatto beffe delle difficili, serie questioni delle scienze naturali e sociali, negandole come "pseudo-problemi" o come "logicamente vuote", perché non è stato capace di risolverle e neppure di sopportarle.
mercoledì 6 luglio 2011
Una metafora del caso nella società
"Osservate un pò ciò che accade all'ingresso di uno spettacolo, in un giorno di gran folla: come gli uni restino indietro, i primi indietreggino, gli ultimi siano spinti in avanti. Questa immagine è talmente appropriata, che la parola che lo sintetizza si è trasferita nel linguaggio comune, e "farsi strada" vuol dire "far fortuna" (Da "Massime e pensieri" di S.R.N. Chamfort.)
lunedì 4 luglio 2011
Niente di stabile a questo mondo
Riguardo all'incertezza della vita individuale prodotta dal caso, Diderot fa dire al nipote di Rameau: "Niente di stabile a questo mondo: oggi in cima, domani in fondo alla ruota. Siamo condotti da circostanze maledette, e condotti molto male".
Nulla di stabile per il singolo individuo, il quale deve patire la casualità delle singole "circostanze maledette", che si trasformano per lui in cieca necessità.
Nulla di stabile per il singolo individuo, il quale deve patire la casualità delle singole "circostanze maledette", che si trasformano per lui in cieca necessità.
domenica 3 luglio 2011
La contraddizione dell'individuo storico
La storia umana non è soltanto storia di re, capi di Stato, ecc., ma re, capi di Stato, ecc. rappresentano una contraddizione, perché se, in quanto singoli individui, hanno singole volontà, ubbìe personali, ecc., che possono accentuare la casualità e l'arbitrio delle proprie azioni, in quanto individui storici, rappresentanti di interessi generali, sono un riassunto delle volontà complessive di classi e di popoli: perciò sono essi stessi un risultato storico complessivo, e molto spesso un risultato non voluto. Insomma, l'individuo storico è una contraddizione vivente, perché è nel contempo singolo individuo casuale e risultato complessivo non voluto o cieca necessità della storia.
venerdì 1 luglio 2011
Nei tempi lunghi della specie umana
Nella storia dell'uomo la necessità complessiva della specie non si è mai affermata in tutta la sua ampiezza, ma soltanto in ristrette forme politiche esprimenti il primato della comunità sugli individui. Le più diverse forme di Stato, che si sono succedute dall'antichità al medioevo, fino all'epoca moderna, non hanno fatto altro che perseguire l'interesse di ristrette comunità politiche, interesse che ha sempre coinciso con quello delle classi economicamente dominanti: possessori di schiavi, nobiltà feudale, capitalisti.
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