giovedì 6 dicembre 2018

Come procede la scienza divisa tra teoria e pratica?

Il numero di "Le Scienze" Dicembre 2012 ospitava il contributo di John Sexton su "Lo stato della scienza del mondo". Riportiamone qualche estratto significativo:

-"Anche se la vita dello scienziato può non essere consapevolmente globale, la globalizzazione permea l'impresa scientifica in molti modi"; in particolare modo "la velocità e la facilità con cui oggi comunichiamo ha accelerato il flusso delle idee fino a rendere l'impresa scientifica più connessa di quanto sia mai stata".

mercoledì 5 dicembre 2018

L'aurea mediocrità di Aristotele e le manifestazioni della debolezza umana di fronte all'improvviso caso imprevedibile

E' nota la via di mezzo aristotelica tra due estremi, ad esempio: tra viltà e temerarietà c'è il coraggio, tra avarizia e  prodigalità c'è la liberalità, tra ignavia e bramosia c'è l'ambizione, tra umiltà e orgoglio c'è la modestia, ecc. Ma, spesso, il risultato è il passaggio da un estremo all'altro, perché, come dice Aristotele: "Chi è cosciente di trovarsi a un estremo chiamerà virtù, non la posizione media, ma l'estremo opposto". Ed è per questa ragione che, spesso, il coraggioso può essere considerato un temerario dal codardo e un codardo dal temerario.

Aristotele fornisce una lunga descrizione, quasi un catalogo dell'uomo del "giusto mezzo". Per il nostro scopo possiamo limitarci alle seguenti conclusioni: "Egli è il migliore amico di se stesso ed ha il piacere di star solo, mentre la persona priva di virtù o di capacità è il peggior nemico di se stesso e teme la solitudine". In questa conclusione troviamo, infatti, un elemento fondamentale che ci aiuterà a capire e risolvere l'intera questione: si tratta del termine "capacità".

Riprendiamo come esempio i due estremi: viltà e temerarietà, il cui giusto mezzo si dovrebbe  manifestare come coraggio. Può anche accadere, però, che gli estremi si rovescino l'uno nell'altro: così il vile si fa temerario (magari solo per dimostrare a se stesso di poter dominare la paura), e, viceversa, il temerario diventa vile (magari dopo qualche esperienza molto paurosa finita male). Ora, su che cosa possiamo fare affidamento per sottrarre i due estremi al caso della diversa costituzione psicosomatica o al caso dei diversi accidenti della vita?

sabato 1 dicembre 2018

"La morte della verità. La menzogna nell'era di Trump"

Questo è il titolo del recente libro  di Michico Kakutani una giornalista che da trent'anni scrive sulle colonne del NeW York Times. Quella che segue è la presentazione del suo libro:

"Mentre per più di trent’anni decideva sulle colonne del New York Times le sorti di autori del calibro di Ian McEwan, Jonathan Franzen, Norman Mailer, Michiko Kakutani non ha mai smesso di riflettere sul concetto di verità.

Che valore ha la certezza dei fatti in una società in cui le teorie complottiste imperano, le ideologie risorgono, l’attendibilità della ricerca scientifica è continuamente messa in discussione, le fake news dilagano ovunque? E in una politica in cui il voto di milioni di americani ha portato alla Casa Bianca un presidente con una cronica e riconosciuta abitudine alla menzogna?

giovedì 29 novembre 2018

La materia oscura finalmente scoperta? Ma questa è la mia teoria!

Da  Repubblica .it  

"Con le onde gravitazionali potremmo aver scoperto anche la materia oscura

A proporlo è un team di fisici della Johns Hopkins University. Stando ai loro calcoli le onde gravitazionali osservate da Ligo sono infatti compatibili con la rilevazione di due buchi neri primordiali, corpi celesti che potrebbero fornire una risposta al mistero della materia oscura.

di Simone Valesini     28 Giugno 2016

lunedì 26 novembre 2018

La questione demografica nella fase senescente del capitalismo

Nel 2012 giunsi  a delineare i seguenti punti:

1) la specie umana è avviata a raggiungere i 10 miliardi di individui (a meno di qualche catastrofe demografica che renderebbe il discorso assai più penoso).

2) L'esistenza di così grandi numeri di esseri umani non può più essere lasciata al processo naturale del capitale, dominato dalla dialettica caso-necessità foriera di crisi economiche profonde, guerre e rivoluzioni sanguinose (appunto, il discorso penoso!).

3) Al tempo dell'indagine di Marx ed Engels, la specie umana non aveva ancora raggiunto il miliardo di anime e l'autore de Il Capitale si preoccupò, persino, di una regressione demografica prodotta dal degrado delle condizioni di vita del proletariato industriale.

venerdì 23 novembre 2018

Caso e necessità nel processo di scambio delle merci*

Sullo scambio delle merci, Marx osserva: "In un primo momento il loro rapporto quantitativo di scambio è completamente casuale. Sono scambiabili per l'atto di volontà dei loro possessori di alienarsene reciprocamente. Intanto, il bisogno di oggetti d'uso altrui si consolida a poco a poco. La continua ripetizione dello scambio fa di quest'ultimo un processo sociale regolare". "Da questo momento in poi si consolida, da una parte, la separazione fra l'utilità delle cose per il bisogno immediato e la loro utilità per lo scambio. D'altra parte il rapporto quantitativo diventa dipendente dalla produzione. L'abitudine le fissa come grandezze di valore".

Inizialmente: "L'articolo di scambio non riceve dunque ancora una forma di valore indipendente dal suo proprio valore d'uso o dal bisogno individuale di coloro che compiono lo scambio. La necessità di questa forma si sviluppa col crescere del numero e della varietà delle merci che entrano nel processo reale". La necessità deriva, quindi, dai grandi numeri: il crescere del numero e della varietà delle merci che entrano nel processo di scambio -crescita che dipende dai singoli scambi casuali- rovescia il caso singolo nella necessità complessiva di un processo sociale regolare.

Lo stesso discorso vale per la forma di denaro: "Da principio è casuale che essa (la forma generale dell'equivalente) aderisca a questo o a quel genere di merci. Ma, nell'insieme, due circostanze sono quelle decisive. La Forma di denaro aderisce o ai più importanti articoli di baratto dall'estero, che di fatto sono forme fenomeniche naturali e originarie del valore di scambio dei prodotti indigeni; oppure all'oggetto d'uso che costituisce l'elemento principale del possesso inalienabile indigeno, come p. es., il bestiame".

martedì 20 novembre 2018

Conclusioni definitive sul saggio medio del profitto

Abbiamo visto la principale contraddizione dello scambio capitalistico delle merci: le merci, in quanto prodotti del lavoro sociale medio, hanno un valore di scambio; ma, come prodotti di capitale sono scambiate ai prezzi di produzione, ossia secondo il saggio medio del profitto. Del resto, se le merci fossero scambiate semplicemente secondo il loro valore avremmo quest'altra contraddizione: chi produce una maggior  quantità di plusvalore dovrebbe pretendere una quota di profitto maggiore: fatto questo che beneficerebbe l'arretratezza capitalistica, beneficiando produzioni che utilizzano un capitale costante inferiore alla media. Per assurdo, l'industria più moderna quella delle mecchine utensili, che produce minime quantità di plusvalore, impiegando pochissima forza lavoro e molti robot, non potrebbe neppure esistere.

Tutte queste contraddizioni si risolvono soltanto se consideriamo la produzione di plusvalore nel suo complesso: da questo punto di vista il plusvalore, come ha spiegato Marx, è qualcosa che ha senso storico reale soltanto se considerato come l'enorme serbatoio dal quale l'intera classe capitalistica trae la sua ricchezza media nella forma del profitto medio. Dal punto di vista scientifico, come non ha alcuna rilevanza la singola merce prodotta dal singolo operaio, perché è solo l'operaio complessivo che produce il complesso delle merci (oggetto della scienza), così non ha alcuna rilevanza il plusvalore prodotto dal singolo operaio, perché è soltanto l'operaio complessivo che produce il plusvalore totale: energia vitale del capitalismo.
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