domenica 13 maggio 2012

Chiusura del blog

L'apertura di questo blog è stato un tentativo di far conoscere buona parte dei risultati di uno studio di lunga durata sulla reale evoluzione della materia, dalla quale la specie umana è sorta come prodotto ultimo e più maturo.

Chi avrà letto vari scritti di questo blog si sarà potuto fare un'idea del fatto che gli "studi e riflessioni di un autodidatta", per esporre una nuova teoria della conoscenza, hanno operato su due piani, o meglio, mediante la polarità positivo-negativo.

L'indagine "positiva" ha riguardato la definizione di concetti e leggi relative al funzionamento della dialettica caso-necessità, tra cui risultano fondamentali a) il concetto di rovesciamento del caso singolo nella necessità complessiva, b) la legge del dispendio e della eccezione statistica.

L'indagine "negativa" è stata indirizzata alle teorie scientifiche contemporanee che non permettono di conoscere la realtà della natura e della società umana, e si è concretizzata a) nella critica al determinismo e al suo opposto diametrale, l'indeterminismo, b) nella critica alla conoscenza teorica convenzionale e fittizia di quasi tutti i rami della fisica e della biologia.

mercoledì 29 febbraio 2012

2) Storia della nascita della biologia molecolare

Il doma centrale, soluzione fittizia della complessità della vita

L'impostazione deterministica meccanicistico-riduzionistica del gruppo del fago impose la soluzione che vede l'ordine complessivo risultare dall'ordine a livello dei singoli elementi. Del resto, come nota Olby, i biologi molecolari mostrarono diffidenza nei confronti del concetto di complementarità di Bohr. Questo concetto poteva favorire solo una concezione eclettica come quella della nucleoproteina, mentre i fisici passati alla biologia, i biochimici e i nascenti biologi molecolari cercavano deterministicamente qua la causa e là l'effetto: o era la proteina a dirigere tutta la faccenda o qualcos'altro.

I fagi dimostrarono che l'RNA era l'unico responsabile della infezione dei batteri, e, come scrisse Burnet alla moglie nel 1943, la scoperta che il DNA poteva trasferire l'informazione genetica da un pneumococco all'altro decretò la fine della batteriologia medica, e annunziò il nascere della biologia molecolare. Dello stesso avviso fu Bouvin, che nel 1947 prefigurò la nuova disciplina, la genetica molecolare, prevedendo azioni catalitiche che partono da centri direttivi primari (i geni costituiti da DNA) e, attraverso centri direttivi secondari (RNA, ecc.), e, attraverso centri direttivi terziari (gli enzimi), condizionano tutti i caratteri della cellula.

Imponendosi il primato degli acidi nucleici, si è imposto il determinismo riduzionistico: i biologi molecolari, con Watson e Crick, hanno quindi trovato nell'impostazione deterministica di Schrodinger quel passaggio dall'ordine all'ordine che essi pretendevano di aver scoperto con il dogma centrale DNA-RNA-proteine. In Schrodinger essi hanno trovato un illustre padrino: da qui il successo del suo libro dopo il 1953. Per Crick, in particolar modo, il fine ultimo della biologia molecolare era quello di spiegare tutta la biologia in termini di fisica e di chimica. Esprimendo questa posizione riduzionistica estrema, Crick ebbe, però il merito di ridurre l'ordine a puri e semplici legami fisico-chimici, senza bisogno di doversi appellare a un codice, se non come pura metafora.

lunedì 27 febbraio 2012

1) Storia della nascita della biologia molecolare

Suo fondamento: il "dogma centrale" DNA-RNA-proteine

Lo scopo di questo paragrafo è ricostruire in breve sintesi la storia della nascita e dello sviluppo della biologia molecolare, per comprendere sia il successo della teoria del codice genetico sia la sua concretizzazione nella formula del dogma centrale fondato sul DNA. La comprensione di questi due risultati della biologia molecolare è di importanza fondamentale non solo per la biologia ma anche per la teoria della conoscenza, perché in essi troviamo una soluzione, ritenuta definitiva, del rapporto caso-necessità nella scienza della vita.

Questa soluzione però, come tentiamo di dimostrare, è la solita riproposizione del determinismo riduzionistico e meccanicistico, per il quale l'ordine complessivo deriva dall'ordine dei singoli elementi costituenti. Compito nostro sarà, ancora una volta: 1) criticare le contraddizioni di una scienza che persegue una conoscenza soltanto convenzionale e fittizia, 2) offrire una nuova impostazione per la ricerca di soluzioni reali.

La principale contraddizione che scopriamo nella storia della biologia molecolare è quella esistente tra la complessità dell'oggetto di indagine, la vita, e l'impostazione dogmatica che fin dall'inizio questa nuova scienza ha assunto. Cosa questa che è stata messa molto bene in rilievo da Robert Olby nella sua "Storia della doppia elica" (1974), che prendiamo come testo guida per la nostra sintesi.

venerdì 24 febbraio 2012

III] L'apparente dualismo onda-corpuscolo

La reale contraddizione dialettica

I fisici degli anni '20 del Novecento non potevano neppure subodorare una verità tanto semplice: essi cercavano una verità molto più complicata, strana, eccentrica, si potrebbe dire, a immagine e somiglianza dei loro comportamenti fuori del comune. Del resto erano quelli tempi nei quali si avevano, quasi ancora, sotto gli occhi le immagini di una guerra e di una rivoluzione mondiali, nei quali il genio voleva la sua parte anche immeritata, e la natura doveva per così dire adeguarsi ai tempi, essere per lo meno straordinaria. Poiché, però, la natura ha tempi lunghi di evoluzione, per i quali l'esistenza umana è un momento assai breve, essa ha in uggia l'istante, che all'uomo appare come un tempo di straordinaria rilevanza. In parole povere, la natura è monotona, e non dà soddisfazione che ai complessi ciecamente necessari, lasciando i singoli oggetti e individui alle cure del caso.

I geni della fisica del tempo trovarono invece straordinaria la discussione sulla posizione e la velocità della singola particella: per Heisenberg l'una e l'altra avrebbero avuto senso soltanto se fosse stato possibile, mediante determinati esperimenti, ottenerne le misure. Ma il fatto che non abbia senso parlare di posizione e velocità di una singola particella, perché sperimentalmente indeterminabili contemporaneamente, invece d'essere considerato in senso dialettico come prova della oggettiva casualità relativa ai singoli oggetti, fu considerato come conferma dell'idealismo berkeleyano: la materia esiste soltanto se qualcuno l'osserva!

mercoledì 22 febbraio 2012

II] L'apparente dualismo onda-corpuscolo

La reale contraddizione dialettica

(Continuazione) Nel 1932 de Broglie dimostrò che se le radiazioni presentavano caratteristiche corpuscolari, le particelle materiali presentavano caratteristiche ondulatorie. Le onde "associate" alle particelle -come si cominciò a dire- dovevano avere una lunghezza d'onda inversamente proporzionale al prodotto della massa per la velocità, ossia della quantità di moto, delle particelle, e questa lunghezza d'onda, per elettroni di modesta velocità, doveva trovarsi nella regione dei raggi X, dove fu trovata sperimentalmente". De Broglie non fece altro che utilizzare la formula di Einstein e applicarla a un caso semplice, perché non fu bloccato dal pregiudizio che chiuse la mente a quest'ultimo; quanto a Planck, era troppo preoccupato di sbarazzarsi degli incomodi quanti, per aver tempo di sviluppare la sua stessa formula, E=hf, dalla quale erano uscite fuori facilmente le relazioni di Einstein e di de Broglie.

La conclusione teorica che ne trasse de Broglie fu che la materia (atomi, elettroni e ogni altro costituente elementare) si manifesta non soltanto nella forma di particelle, ma anche, contemporaneamente, come onde. Scrive Asimov ("Il libro della fisica" 1984): "Dunque, la relazione di Planck fra energia e frequenza, nonché quella di Einstein fra impulso e lunghezza d'onda valevano non soltanto per la luce, ma anche per gli elettroni. In seguito gli esperimenti furono ripetuti anche con altre particelle, atomi di idrogeno e atomi di elio, ed ogni volta si ritrovarono le frange rivelatrici". Si poté perciò concludere che "La materia era costituita contemporaneamente da corpuscoli e onde (sic!)".

Ancora due decenni più tardi Einstein, assieme a Infeld  ("L'evoluzione della fisica" 1960) si chiede in perfetto stile metafisico: "Abbiamo già avuto occasione di domandarci: che cosa è la luce? E' un getto di corpuscoli o un'onda? Ora dobbiamo chiederci: che cosa è la materia? Che cosa è un elettrone? E' una particella o un'onda?" La risposta è salomonica: "L'elettrone si comporta come una particella allorché si muove in un campo magnetico esterno; si comporta invece come un'onda allorché è difratto da un cristallo".

lunedì 20 febbraio 2012

I] L'apparente dualismo onda-corpuscolo

La reale contraddizione dialettica

L'antagonismo tra la concezione corpuscolare e la concezione ondulatoria della materia, che ebbe inizio con Newton e Huygens, appartiene a quelle che Engels considerava "opposizioni diametrali, rappresentate come inconciliabili e insolubili". "Il riconoscimento che queste opposizioni e queste differenze in verità sono presenti in natura, ma con una validità solo relativa, e che invece quella rigidità e quella assoluta validità con cui sono presentate viene introdotta solo dalla nostra riflessione, questo riconoscimento costituisce il punto centrale della concezione dialettica della natura".

Engels stabilì questo punto fermo nella prefazione alla seconda edizione dell'"Antidhuring", nella quale riassunse la situazione della scienza teorica della natura. Sulla possibilità che, infine, gli scienziati avrebbero finito col comprendere il carattere dialettico dei fenomeni naturali, egli si mostrò ottimista: "Infatti, la rivoluzione che alla scienza teorica della natura è imposta dalla semplice necessità di ordinare le scoperte puramente empiriche, che si accumulano in gran massa, è di tal fatta da dover far comprendere sempre maggiormente, anche all'empirista più riluttante, il carattere dialettico dei fenomeni naturali".

La scienza del Novecento ha, invece, disatteso la previsione di Engels, nonostante l'enorme materiale empirico accumulato nell'ultimo secolo del secondo millennio che sembra dire: aprite gli occhi signori scienziati, le leggi della dialettica le avete ormai sotto il naso. Ma quale scienziato del Novecento ha mai osato affermare come Engels: "E finalmente per me non poteva trattarsi di costruire le leggi dialettiche introducendole nella natura, ma di rintracciarle in essa e di svilupparle da essa"? 

giovedì 16 febbraio 2012

III] James Watson, la candida franchezza di un enfant terrible

(Continuazione) Se l'errore di Pauling poteva tranquillizzare sul momento Watson e Crick, a disturbare la serenità dei due "cacciatori di Nobel" fu il timore che, dopo un simile errore, l'illustre chimico si sarebbe gettato a corpo morto sulla struttura del DNA fino a quando non l'avesse risolta, perciò -dice Watson- sperammo che i chimici, suggestionati dal genio di Pauling, non andassero subito a verificare i particolari erronei del suo modello.

Occorreva, però, stringere i tempi. Ora Watson aveva un buon pretesto per andare a trovare Maurice e Rosy con il preciso scopo di ottenere informazioni utili: mostrar loro l'errore di Pauling. Rosy, però, non si lasciò impressionare troppo, perché per lei "neppure la più lontana traccia di prova sperimentale consentiva a Linus o a chiunque altro di postulare una struttura elicoidale per il DNA. La maggior parte dei miei argomenti -scrive Watson- erano quindi superflui, perché si era convinta che Pauling aveva torto non appena io avevo menzionato l'elica".

Ma quando Rosy alluse, con la sua solita reticenza, ai propri dati sperimentali, Watson partì all'attacco, provocandola: "Io ero più al corrente dei suoi esperimenti di quanto lei non credesse. Parecchi mesi prima Maurice mi aveva illustrato la natura dei suoi cosiddetti risultati antielica. Poiché Francis mi aveva assicurato che si trattava di un'argomentazione speciosa, chiusi gli occhi e mi buttai, sostenendo che a lei mancava la competenza necessaria per interpretare esattamente le fotografie ai raggi X. Se solo avesse studiato un pò di teoria, si sarebbe resa conto che quei tratti considerati una sicura prova antielica derivavano da lievi distorsioni, rese inevitabili dalla necessità di inserire un'elica regolare in un reticolo cristallino".
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